Il Vietnam non è più solo la terra dei templi antichi e delle spiagge mozzafiato, ma sta diventando rapidamente un nuovo epicentro cinematografico. Da Hollywood a Danang-liwood. Leggere per capire perchè. Per la prima volta nella sua storia, il botteghino vietnamita ha superato la soglia impressionante dei 115 milioni di dollari nel 2025, e la notizia è che le produzioni locali hanno letteralmente surclassato i blockbuster stranieri. Un vero e proprio “davide contro golia” che sta riscrivendo le regole del gioco.
Dall’ombra alla ribalta: il boom in numeri
I dati, riportati con entusiasmo da testate come Vietnam News e VietnamPlus e citati dall’Ansa, parlano chiaro: il cinema vietnamita sta vivendo il suo momento d’oro. Immaginatevi 80 nuove uscite previste solo per il 2026. È un’onda di creatività e produzione che non accenna a fermarsi. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Questo boom favorisce principalmente i grandi gruppi che controllano sia la produzione che la distribuzione, lasciando un po’ in ombra il cinema indipendente, che fatica a trovare spazio in un mercato così dinamico e competitivo. Ma la fame di storie e l’energia creativa sono palpabili. Cosa ci riserverà il futuro?
Da Nang: il ponte tra l’Asia e il mondo
In questo scenario di effervescenza, si inserisce il Da Nang Asian Film Festival, giunto alla sua quarta edizione. Dal 28 giugno al 4 luglio, la splendida città costiera di Da Nang si trasforma nel cuore pulsante del cinema asiatico, con il tema evocativo “Dall’Asia un ponte per il mondo”. Non è un semplice festival, ma un vero e proprio crocevia di talenti: si attendono circa 900 professionisti del settore, di cui oltre 200 ospiti internazionali. Un parterre d’eccezione, presieduto da una leggenda come il regista hongkonghese Johnnie To, affiancato da Julien Rejl, direttore artistico della prestigiosa Quinzaine des Cinéastes di Cannes, e dal talento vietnamita Pham Thien An, vincitore della Caméra d’Or a Cannes nel 2023. Un team di giudici che promette scintille e scelte audaci.
Oltre i confini: riconoscimenti e prospettive future
Il festival non è solo vetrina, ma anche memoria storica. Quest’anno, una retrospettiva di 17 film ci porterà in un viaggio attraverso quarant’anni di cinema vietnamita, a partire dalle riforme del Doi Moi del 1986. Un’occasione unica per capire come si è evoluta questa arte in un paese in continua trasformazione. E la novità assoluta? Il Film Industry Forum, interamente dedicato alle co-produzioni internazionali. Un segnale forte che il Vietnam vuole aprirsi al mondo, collaborare e creare sinergie globali.
Il Fer Esat Fil Festival di Udine
Non è un caso che il cinema vietnamita stia conquistando anche il cuore degli italiani, come dimostra il successo del film “Tunnels”, premiato per la miglior sceneggiatura al Far East Film Festival di Udine. Insomma, occhi puntati sul Vietnam: il suo cinema è pronto a lasciare un segno indelebile sulla mappa globale.
Se trovi interessanti i nostri contenuti iscriviti al Club (è gratis)