L’artista che dipinge col vino, e non è uno spreco. Pigmenti floreali al posto delle tempere

18 Maggio 2020 14:00
non è uno spreco Bicchieri
L'artista che dipinge col vino

Usare il vino per dipingere non è uno spreco. Si possono usare i cosiddetti pigmenti floreali per dar vita ad un quadro al posto delle tempere. E’ quello che fa l’artista Vincenza Reda, ormai dai primi anni ‘90.

Non ha scoperto lui, ammette onestamente, l’arte di dipingere con il vino. I suoi pigmenti rossastri sono stati sicuramente usati in larga parte da chissà quanti altri artisti prima di lui. Ma non è questo il punto. Per Vicenzo Reda l’arte è ossessione, oltre che voglia di arrivare a qualcuno. Per lo stesso motivo, utilizza preferibilmente bicchiere di cui conosce ogni singola sfumatura.

Si parla di Antociani, in pratica coloranti idrosolubili. Sono i pigmenti che danno i colori ai vini ed appartengono alla famiglia dei flavonoidi. Oltre a berli e ad apprezzarne il note gustose, Vincenzo li spalma col pennello, per creare le sue opere.

I flavonoidi finiscono così per riposare in materiali come carta, tessuto e ceramica. Ma lui preferisce definire le sue opere Vino su carta, ai quali aggiunge alcuni murali. Questi ultimi sono realizzati mischiando vino e tempere. C’è inoltre il “Tavolvino”, un’istallazione di vino su cristallo.

Non pensiate che ci sia solo il rosso, con tutte le sue sfumature, nelle sue opere. Inaspettatamente si possono contare anche il nero, l’arancio o il giallo. Dipende appunto dagli antociani che sono presenti nel vino. E lui preferisce il Dolcetto al Barolo, confessa in un’intervista a La Stampa. Questione di colore.

Tra Cabernet, Sauvignon e Dolcetto, i suoi quadri hanno così attirato l’attenzione di produttori e ristoratori. Ha infatti riprodotto alcune etichette, che ha dipinto con il vino cui dovevano servire. Non si ferma all’Italia, Reda, le cui opere hanno lasciato un’impronta in India e negli Stati Uniti.

E’ anche uno scrittore, piuttosto prolifico. Alcuni titoli: Di Vino e D’altro ancora, dedicato al critico Gino Veronelli. Un personalissimo viaggio alla scoperta del vino, attraversando tutto il mondo, dalle Laghe al Brasile, dalla Toscana alla Georgia.

O “Il tartufo bianco d’Alba. Storie, territorio, ricette”, in cui Reda si trasforma in antropologo alimentare declinando mito e leggenda del tartufo.

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