Festeggia 10 lustri ed espone ‘quello che non ha venduto’: il provocatorio compleanno della galleria Studio la Città di Verona

29 Gennaio 2020 10:30

Un vecchio adagio del mondo dell’arte recita che la ricchezza dei galleristi sta in ciò che non hanno venduto, piuttosto che in quello che hanno venduto, nel senso che il tempo, sempre galantuomo, rivaluta enormemente quelle opere che al momento della loro esposizione in galleria non sono state capite, perché troppo anticipatrici o difficili, e sono rimaste in magazzino (o quelle opere che il gallerista ha deciso di tenere per sé). Quel che la fondatrice Hélène de Franchis non ha venduto – o non ha voluto vendere – è la nuova mostra, attualissima, che è il sunto di cinquant’anni di scelte e la sintesi di cinquant’anni di autoritratti della galleria Studio la Città. Ecco come la descrive il curatore Marco Meneguzzo, che ha così raggruppato una selezione di opere davvero eterogenea, iniziata negli anni ’50.

Quello che non ho venduto – ecco il provocatorio titolo della mostra visitabile fino al 15 febbraio 2020 – passa dalle ceramiche di Lucio Fontana, l’astrattismo monocromo e iridescente di David Simpson, attraverso i grandi nomi dell’Arte Povera con i neon di Pier Paolo Calzolari, le sculture di Ettore Spalletti, fino ai più recenti lavori degli americani Emil Lukas e Jacob Hashimoto. Troviamo l’arte poverista dei NEON di Pier Paolo Calzolari, quanto di meno ripetitiva e scontata nel panorama artistico degli ultimi cinquant’anni. Il suo percorso non è immediatamente riconducibile a schemi precostituiti. Avvalendosi di materiali effimeri e precari ci presenta innesti e sorprese: tavoli con oggetti sollevati dall’acqua e quadri monocromi d’oro, di bianco e di nero; treno elettrico con pentola di minestra che bolle e fogli macchiati dal nero fumo delle candele; l’installazione di un nudo femminile, col vestito capovolto che danza nell’aria sostenuto da un grappolo di palloncini.

Il mare in una galleria? E’ l’arte di Carlo Battaglia, scomparso nel 2005, che sembra abbia pronunciato le seguenti parole: ‘Io ho sempre dipinto il mare, anche quando mi attribuivano il ruolo di capofila della pittura analitica’. Come scrive Marco Meneguzzo nel 2015, Carlo Battaglia è consapevole di aver scelto un soggetto infinito ed inesauribile per i suoi lavori, cosa si traduce nell’impossibilità di ‘farne un catalogo’. Come si può contenere l’infinito? Quando Carlo Battaglia abbraccia il mare in ogni pennellata, sembra proprio che sia naufragato nell’infinito come il Leopardi. Alcuni suoi orizzonti sono disponibili nella galleria Studio la Città.

Molto interessanti e ‘corpose’ – piene di materia – sono anche le opere disponibili di Emil Lukas (Pittsburgh, 1964). Utilizzando una vasta e diversificata gamma di elementi, che spaziano dal gesso al legno, alla tela, ai rifiuti, alcuni dei suoi lavori nascono proprio dagli scarti che egli quotidianamente accumula nel suo studio. Non proprio sculture o pitture, sono piuttosto lavori tridimensionali, caleidoscopi pieni di colori, costituiti da diversi strati sovrapposti in cui interno e esterno, dove superficie e supporto perdono la loro distinzione gerarchica per assumere uguale importanza.

La fondatrice Hélène de Franchis ha cercato un modo ironico, concettuale e anche provocatorio, per festeggiare i cinquant’anni della sua attività nella galleria. ‘Ho scelto sempre opere e artisti che prima di tutto mi dovevano piacere e non ho mai pensato di seguire la moda. Scegliere le opere e montare la mostra è la cosa che più mi piace del mio mestiere, e un mio allestimento equivale alla mia firma’, spiega Hélène a Camilla Bertoni. Ripercorrendo le stagioni della galleria, in un viaggio che possiamo immaginare anche nostalgico, è possibile attraversare varie correnti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, dagli anni ’50 ad oggi. ‘In quegli anni (dal ‘69 in poi) il rigore delle scelte “analitiche” dello Studio La Città ha creato la fama di questa galleria, insieme a un’attitudine internazionale e cosmopolita, che significa saper riconoscere e apprezzare le diversità culturali, sentendosi sempre a proprio agio’, scrive Marco Meneguzzo. Nell’89 la galleria trasloca in uno spazio più ampio, sempre a Verona. Importanti le recenti mostre site specific in luoghi particolari di Venezia, in concomitanza con le Biennali d’arte: Palazzo Flangini sul Canal Grande (2017) e nel 2019 con un articolato spazio presso i cantieri nautici dell’isola della Giudecca.

Se trovi interessanti i nostri contenuti iscriviti al Club (è gratis)

ExtraClub

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Nome
Privacy(Obbligatorio)