Vicenza parla in russo: icone sacre e ‘bellezza’ a confronto, in una mostra a Palazzo Leoni Montanari

23 Gennaio 2020 10:47

Ci sono nomi del calibro di Kandinskij, ma anche Petrov-Vodkin, Malevic e Filonov (che a noi sembrano quasi impronunciabili), ma non fatevi intimorire: quello che vi troverete davanti, nella mostra intitolata ‘Kandinskij, Goncharova, Chagall. Sacro e bellezza nell’arte russa’, non sarà molto lontano dalle icone sacre più europee. La particolarità della mostra sta nell’acuto confronto che i curatori tendono a proporre. La tesi? Gli artisti russi moderni hanno attinto a loro volta dall’antichità dei modelli iconografici religiosi.

La mostra, visitabile fino al 26 gennaio,  si muove dunque tra tradizione e arte pittorica astratta, la prima nei secoli scorsi, la seconda a inizio 900. Osservando il Sant’Andrea di Natal’ja Goncarova, troviamo sia le forme stilizzate moderne ma il viso del santo è completamente ripreso dalla tradizione più classica: sembra un fotomontaggio, ma il meraviglioso color rosso accesso, lega tutto in modo perfetto. Kandinskij poi, è il primo a lasciare dietro di sé il figurativismo per entrare in un mondo di astrazioni. Nelle sue opere, come nel Destino, il colore diventa la lingua con la quale si possono tradurre le sue linee. Ogni colore rappresenta uno stato d’animo ben preciso: il rosso rappresenta il dolore, l’azzurro è paragonabile al suono di un flauto e così via. Possiamo andare oltre con Suprematismo, un’opera di Ivan Kljun (1873-1943) che ci colpisce soprattutto per il titolo, in cui, come spiega il critico Flaminio Gualdoni, “muore l’arte pittorica”. Il colore, nel suprematismo, ha solamente coperto le forme smorte del futurismo, spacciandole per nuova arte.

“Presentiamo oggi una mostra che, grazie a prestiti eccezionali dalla Galleria Tret’jakov di Mosca e da altri musei internazionali”, spiega infatti Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa San Paolo, “documenta come l’arte moderna russa abbia attinto linfa vitale dalla spiritualità degli antichi modelli iconografici. Le Gallerie d’Italia riaffermano la loro vocazione ad essere un luogo di incontro fra Oriente e Occidente europeo, che porti anche a riconoscere la fecondità delle comuni radici cristiane.”

20 anni di Russia in Italia: a Vicenza, le Gallerie D’Italia celebrano il loro ventesimo anniversario proponendo un confronto selezionatissimo tra opere sacre e opere moderne russe in un’esposizione davvero variegata negli stili. 19 icone russe, appartenenti alla collezione Intesa Sanpaolo, poste a confronto con una sceltissima sequenza di 45 opere, molte delle quali mai viste in Italia, realizzate tra la fine del XIX e i primi decenni del XX sec., provenienti da alcuni musei russi.

Che dire invece della storia del luogo che ospita le mostre? L’idea nasce appunto da Intesa San Paolo che istituisce tre sedi – situate nel cuore di Milano, Napoli e Vicenza – create con lo specifico obiettivo di tutelare, valorizzare e condividere con la collettività i beni storici, artistici, architettonici appartenenti al Gruppo. Il primo museo a venire alla luce è proprio quello delle Gallerie d’Italia di Vicenza, ospitato nelle sale di Palazzo Leoni Montanari dal 1999: in questo straordinario edificio barocco sono ospitate la raccolta di ceramiche attiche e magnogreche, l’arte veneta del Settecento e la collezione di icone russe, ritenuta dagli studiosi una delle più importanti in Occidente. Queste sono le Gallerie d’Italia, una delle principali iniziative culturali realizzate da Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura. In totale tre musei dove perdersi per ore tra le opere in esposizione nelle nostre collezioni permanenti e nelle mostre temporanee, grazie anche alle numerose visite guidate, attività didattiche e iniziative speciali rivolte a tutti.

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