Cosa ci rende unici e irripetibili, al di là di ogni algoritmo e intelligenza artificiale?
- Il pensiero di Dacia Maraini sull’IA e la finitezza umana.
- L’importanza cruciale dell’educazione all’altro per combattere la violenza.
- Il ruolo della scrittura e della parola nell’affrontare il dolore e costruire consapevolezza.
- Ricordi personali e l’eredità di Pasolini e Moravia.
Non muore e non ama. E’ ciò che l’Ai non puo’ fare secondo una riflessione di Dacia Maraini. Svelata quindi la risposta alla domanda. La scrittrice, intervenuta al festival di Giffoni, ha offerto una prospettiva sulla questione, delineando i confini tra l’essere umano e la tecnologia avanzata.
La consapevolezza della fine e l’amore: il limite dell’IA
Secondo la scrittrice, l’elemento distintivo che ci separa dall’Intelligenza Artificiale è la nostra mortalità. «L’intelligenza artificiale non muore», afferma, sottolineando come questa assenza di finitezza impedisca all’IA di sviluppare quella consapevolezza profonda che deriva dal confronto con la propria fine. La capacità di conoscere l’amore e il dolore, strettamente legata a questa consapevolezza, è ciò che, a suo dire, renderebbe un’IA un essere umano, se solo potesse acquisirla.
Educazione all’altro: l’antidoto alla violenza
Interpellata dai giovani di Giffoni su temi come il femminicidio e l’educazione sessuale, Maraini ha puntato il dito sull’importanza dell’educazione. Non bastano regole, prigioni o braccialetti elettronici per controllare la violenza, che pur servono in parte. L’azione risolutiva, secondo la scrittrice, deve partire dalla scuola, introducendo fin dalla tenera età un’educazione «semplicemente all’altro». Questa non è solo educazione sessuale, ma una comprensione più ampia che include sentimenti, sensibilità e la visione del mondo, elementi inscindibili dalla persona umana. Il sesso, per Maraini, non è un’entità separata, ma parte integrante dell’individuo. La violenza, in tutte le sue forme (sessuale, economica, bellica), nasce dalla non conoscenza dell’altro, dall’idea che l’altro sia un nemico, quando in realtà «non ci sono nemici, ci sono esseri umani».
Femminicidio e il concetto di proprietà
Il femminicidio, per Maraini, è una «forma di regressione culturale». Non ha a che fare con il sesso o la natura, perché non è nella natura di un uomo uccidere la propria compagna. La scrittrice ricorda come per secoli, nella società romana e greca, l’uccisione della donna fosse legittimata, con il delitto d’onore abolito in Italia solo nel 1981. Questa legittimazione storica ha creato una disparità: mentre una donna, tradita, piange o insulta ma non uccide perché ha imparato a sublimare, per alcuni uomini l’atto violento può apparire come una reazione “normale”. Maraini concorda con un giovane che il concetto di proprietà, spesso radicato nelle famiglie con frasi come ‘i figli sono miei’, è profondamente sbagliato e può portare ad aberrazioni, anche da parte delle donne. Per questo, sono necessari «rispetto, educazione, cultura, fede».
Scrittura, sofferenza e la forza della parola
Dacia Maraini, premiata con il Futura – L’impossibile è possibile della Zecca dello Stato, ha dimostrato empatia con i giovani, chiedendo dei loro studi e incoraggiandoli. Riguardo al rapporto tra sofferenza e scrittura, ha spiegato che voltare le spalle alla realtà non serve a proteggersi; il dolore va affrontato per evitare che le ferite si infettino. La scrittura, pur non cambiando il mondo direttamente, «riesce però a lavorare in profondità e a costruire consapevolezza. Il pensiero si costruisce e si radica proprio attraverso la parola».
I personaggi che bussano alla porta e i ricordi personali
I suoi personaggi, racconta, «mi bussano alla porta e offro loro un caffè. Se poi vogliono restare a cena e anche a dormire, allora scatta la scintilla e capisco: sta per iniziare una storia». Maraini ha anche condiviso un ricordo personale doloroso: l’internamento in un campo di concentramento in Giappone, a causa del rifiuto dei suoi genitori di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò. Una scelta non politica, ma basata sul rifiuto del razzismo, che le ha insegnato l’importanza di difendere le proprie idee, un tema ancora attuale, come dimostrano le vicende in Iran.
L’eredità di Pasolini e Moravia: contro la cultura del consumismo
Infine, ha ricordato Pier Paolo Pasolini, che «diceva sempre la verità e la verità terrorizza e offende», e Alberto Moravia, suo amico. Entrambi criticavano la cultura del consumismo, che, quando «inquina perfino i sentimenti, tutto diventa terribile». Il fine, come diceva Moravia, non è il commercio, ma l’essere umano. Concludendo l’incontro, Maraini ha ammesso: «Non me ne andrei mai di qui…».
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