Addio a Germano Celant, il messia dell’Arte Povera. Fu lui a teorizzarne l’avvento e a coniare la locuzione “Arte Povera”. E’ morto il 29 aprile, dopo 30 giorni di ricovero a Milano, affetto da coronavirus. Anche lui si aggiunge alla lista vittime illustri e non, del virus. Era a New York, per la rassegna Armory Show.
Germano Celant, nato nel 1940 a Genova, fu critico d’arte, curatore ed autore. Nel 1967 curò una mostra che diede i natali a quella che lui definì Arte Povera, un movimento artistico basato sulla riappropriazione del rapporto Uomo-Natura, in contrapposizione all’arte patinata. La mostra raggruppava una serie di personalità artistiche che riflettevano quello stile e ne divennero i protagonisti.
Un’attitudine, la sua e quella del suo pensiero. “Non invento niente”, diceva ad Antonio Gnoli per Repubblica. “Arte Povera è un’espressione così ampia da non significare nulla. Non definisce un linguaggio pittorico, ma un’attitudine. La possibilità di usare quello che hai in natura e nel mondo animale.” I materiali che cominciarono ad esserne i protagonisti furono infatti terra, legno, ferro, stracci, plastica e scarti industriali.
Germano Celant è stato influente anche a Venezia. Con Ambiente/Arte partecipa come curatore ad una sezione della Biennale Arte nel 1976. Quella volta con lui c’era anche Lucio Fontana con le sue opere luminose. E dal 1995 ad oggi è stato direttore scientifico della Fondazione Prada anche a Venezia.
E’ stato anche direttore artistico, nel 1997, della 47esima Biennale d’Arte di Venezia. Un momento di transizione tra passato e presente, come l’esposizione da lui curata, Futuro, Presente, Passato. Vedeva, alla Corderie, la partecipazione di 67 artisti internazionali, tra i più in vista.
“La scelta degli artisti dipende dal metro che si decide di usare. Nella mostra internazionale ho cercato di rappresentare tutte le stratificazioni dell’arte contemporanea, a partire dalla pop art e dalla minimal art”, spiega Celant sempre a Repubblica in un articolo del ‘97.
La sua presenza recente a Venezia risale anche all’anno scorso. In concomitanza con l’apertura della Biennale di Venezia, aveva curato la grande retrospettiva Jannis Kounellis, presso il Palazzo Ca’ Corner della Regina, sede veneziana di Fondazione Prada. Aveva i mobili appesi al soffitto, così per continuare a disorientare il visitatore.
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