Una mostra bella da vedere d’estate: si intitola BRUNO BARBEY. Gli Italiani ed è aperta fino al 27 settembre a Riccione, nella sede di Villa Mussolini. Barbey è stato fotografo dell’agenzia Magnum, ma le immagini di questa collezione sono state scattate durante alcune sue ripetute “fughe” dal collegio dove studiava fotografia in Svizzera, qualche anno prima della patinata collaborazione con la grande icona della fotografia newyorkese ideata da Robert Capa.
Il viaggio di Bruno verso il Belpaese si compiva a bordo di un Maggiolino – che ci piace immaginare come scassato, anche se di questo non abbiamo prova – con l’obiettivo di raccontare l’Italia della rinascita: il Sud impegnato nella difficile ricostruzione e il Nord proiettato verso il sogno metropolitano. Viste oggi, quelle foto ci regalano un romantico “come eravamo” che, in alcuni frangenti, trasmette l’irripetibilità di quell’epoca. Mendicanti, aristocratici, suore, bambini di strada, contadini, operai e borghesi popolano immagini dense di umanità in cui emergono teatralità, senso di comunità, resilienza e gioia di vivere. Le fotografie in bianco e nero, selezionate dallo stesso Barbey poco prima della sua scomparsa, restituiscono tutti gli strati della società — l’Italia delle cerimonie religiose e delle feste di paese, del boom economico e delle tradizioni antiche, degli operai e dei contadini, dei nuovi ricchi e, soprattutto, degli umili che con la loro fierezza incarnano la più profonda identità italiana. In molti scatti sembra di intravedere i personaggi di una moderna Commedia dell’Arte, gli stessi che popolavano anche il cinema di Pasolini, Visconti e Fellini. Nella visione in bianco e nero di Barbey riaffiora così la memoria di un’Italia che appartiene ai nostri genitori e ai nostri nonni: un’epoca che, dopo la guerra, cercava di ricostruire non solo le città ma soprattutto una rete di relazioni, legami e storie capaci di tenere unito un popolo. E tra decine di foto spunta anche l’immancabile Vespa.
Queste foto erano state scattate con l’intento di farle pubblicare dall’editore francese Robert Delpire a completamento di una ideale trilogia: dopo Les Américains di Robert Frank (1958) e Les Allemands di René Burri (1962) sarebbero dovuti arrivare Les Italiens di Barbey. Le circostanze dell’epoca impedirono la realizzazione del libro. Ma… quel lavoro – rimasto poi chiuso in un cassetto per anni – fu comunque determinante: nel 1964, visto il materiale, l’agenzia Magnum Photos invitò Barbey a collaborare. Il volume Les Italiens uscì poi nel 2002, grazie alle Éditions de La Martinière e, nel 2022, in Italia, grazie a Contrasto.
Il percorso espositivo si apre con un interessante video di dieci minuti – passano veloci, è ben fatto – curato dalla moglie di Barbey, Caroline Thiénot-Barbey. A rendere l’atmosfera di Les Italiens sono le musiche di Nino Rota, che evocano il mondo del grande cinema di Federico Fellini. Le fotografie di Barbey sono accostate tematicamente in galleria e vengono poste in dialogo con citazioni di grandi scrittori e intellettuali italiani come Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Cesare Pavese, Italo Calvino, Alberto Moravia, Natalia Ginzburg, fino a Michelangelo Antonioni e allo stesso Fellini.
Interessante l’analisi della sindaca di Riccione, Daniela Angelini, che sottolinea: «La nostra città, negli stessi anni in cui Barbey percorreva l’Italia, viveva l’esplosione del boom economico, diventando il set privilegiato del nuovo immaginario collettivo. Questa mostra non è solo un momento di contemplazione estetica, ma un’occasione preziosa di riflessione collettiva sulla nostra identità. Riccione conferma così la sua vocazione di polo culturale, capace di offrire bellezza e pensiero critico, rendendo omaggio a un maestro che ha saputo vedere l’Italia prima ancora che l’Italia vedesse se stessa nella sua nuova veste moderna».
Accanto al percorso espositivo, Comune di Riccione, Rjma Progetti Culturali e Creation, in collaborazione con l’Associazione culturale AMAREA, danno vita a Generazione Riviera, un’iniziativa partecipativa ispirata all’Italia degli ultimi decenni, a partire da quella raccontata da Barbey, ancora viva nella memoria collettiva del Paese, vissuta direttamente o conosciuta attraverso il cinema e la musica. Cittadini e turisti sono invitati a contribuire alla costruzione di una memoria condivisa della vita a Riccione e in Riviera a partire da quegli anni. Potranno portare in mostra fino a due fotografie analogiche provenienti dai propri album di famiglia: le immagini saranno digitalizzate e ristampate per entrare a far parte di una raccolta in progress esposta, intorno ad una realizzazione artistica dell’Associazione Amarea, in uno spazio dedicato all’interno della Villa, visitabile gratuitamente. Ai partecipanti sarà riservato l’ingresso alla mostra con biglietto ridotto.
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