La Virtual Reality anche in medicina: dall’ipnosi in ospedale alla lotta al Coronavirus

15 Maggio 2020 12:00
Virtual Reality anche in medicina
Virtual Reality anche in medicina

Chi l’avrebbe detto che la Virtual Reality si potesse applicare anche in medicina? Quello che abbiamo imparato a conoscere su di essa è tutto basato sull’idea di vivere esperienze extrasensoriali, il tutto proiettato nel futuro. Siamo tutti un po’ cresciuti con l’idea anni ’80 che prima o poi avremmo avuto uno di questi “marchingegni” in casa. Ora invece possono dare un sostegno a chi ha aiutato noi, senza risparmiarsi, negli ultimi 2 mesi.

In realtà le applicazioni di questa tecnologia si sono diversificate e hanno trovato degli sbocchi interessanti ma soprattutto utili. Specialmente in medicina: l’ultima applicazione è proprio contro il coronavirus. E questa volta va direttamente in aiuto a medici ed infermieri. Sono passate sotto gli occhi di tutti le foto dei nostri operatori sanitari al lavoro. Hanno lavorato senza sosta negli ospedali con turni massacranti e un afflusso di pazienti tutt’altro che ordinario.

Al Covid Hospital di Schiavonia, hanno “ripescato” un prodotto dell’azienda Limbix già in uso in ambito medico. Il Kit di realtà virtuale Limbix VR è un dispositivo wireless e non richiede una connessione a internet. Comprende tutti gli accessori necessari per l’utilizzo. Basta accenderlo ed è già pronto per la realtà virtuale. La sua applicazione può combattere una diversificata serie di problematiche che vanno dall’ansia scolastica, alla depressione, alla claustrofobia o alle dipendenze. Dipende dal tipo di ambiente virtuale che si vuole utilizzare. Ne sono stati creati ad hoc per molte problematiche.

Questa volta, l’idea è stata quella di mettere a disposizione la tecnologia per dare un po’ di sollievo ai medici. Sollievo virtuale e reale, per chi si è tanto adoperato per i pazienti. Sono partite le sperimentazioni su base volontaria, in cui gli operatori potranno beneficiare di viaggi emozionali rilassanti e benefici. Il dispositivo è in grado di ricreare un ambiente, attorno al soggetto che lo indossa. La realtà così creata rimanda direttamente ai ricordi della persona, sfruttando librerie di immagini o anche Google Street View.

Il collegamento con l’ipnosi è quasi immediato. C’è infatti chi ha lavorato per sviluppare una tecnica di ipnosi durante il parto utilizzando proprio queste tecnologie. Giuseppe Regaldo, ad esempio, medico chirurgo, specialista in ginecologia ed ostetricia. E’ responsabile della ostetricia e sala parto dell’ospedale di Ciriè a Torino e utilizza nel suo reparto da oltre 25 anni l’ipnosi in sala parto.

Oppure i francesi, che stanno sviluppando una tecnica di ipnosi per ridurre gli effetti indesiderati dell’anestesia. Creando un ambiente particolare attorno al paziente, si vuole modificare il suo stato d’animo e la sua concentrazione. In modo da indurlo in uno stato che sia benefico e distante da quello della percezione del dolore reale.

A coordinare il servizio a Schiavonia, sono il dottor Marco Bonamici e la dottoressa Lisa Schön. Quest’ultima psicologa al SerD Alta e Bassa Padovana ed esperta di psicologia delle emergenze.

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