Restano ancora poco più di due settimane per poter vedere il documentario “Titian – Behind Closed Doors” realizzato dalla BBC all’interno della mostra “Titian: Love, Desire, Death”, che ha inaugurato lo scorso 16 marzo alla National Gallery ma che a causa dell’emergenza Coronavirus ha dovuto chiudere.
L’esposizione comprende il ciclo che trae ispirazione dalle “Metamorfosi di Ovidio”, una serie di tele a soggetto mitologico dipinte da Tiziano Vecellio durante il periodo della sua tarda maturità.
Veneziano d’adozione, l’artista è descritto così nel Dialogo della Pittura (1557) di Ludovico Dolce, letterato e teorico della pittura: “Non ha dimostrato Tiziano nelle sue opere vaghezza vana, ma proprietà convenevole dei colori; non ornamenti affettati, ma sodezza da maestro; non crudezza ma il pastoso e tenero della natura: e nelle cose che combattono e scherzano sempre i lumi con l’ombre, e perdono e diminuiscono con l’istesso modo che fa la medesima natura”. E proprio questi elementi caratterizzano i dipinti in mostra a Londra.
Il ciclo venne commissionato a Tiziano da Filippo II di Spagna che è, per l’artista, un “falso committente”. Filippo II, infatti, non chiede al Maestro cadorino quadri, non gli dà indicazioni se non raramente e non lo paga.
Nel suo saggio “Le ultime poesie di Tiziano e le Metamorfosi di Ovidio” Elena Smoquina nota però che “Nonostante l’insolvenza del monarca, un rapporto più che ventennale lega Tiziano e Filippo II. L’invio di queste tele non apertamente commissionate può essere motivato sia dalla libertà di scelta dei soggetti, sia dalla libertà di rilettura del mito –la fruizione dei dipinti da parte di un pubblico lontano da quello (colto) veneto, fra l’altro, metteva al riparo Tiziano da qualsiasi critica pseudo-filologica”.
L’ambizioso progetto di mostra della National Gallery è stato reso possibile grazie al prestito concesso della Wallace Collection di un’opera come Perseo e Andromeda. Gli altri dipinti esposti sono la Morte di Atteone (National Gallery), la Danaë (The Wellington Collection, Apsley House), Venere e Adone (Prado, Madrid), Diana e Atteone, Diana e Callisto (posseduto congiuntamente con le National Galleries di Scozia), il Ratto d’Europa (Isabella Stewart Gardner Museum di Boston) e Perseo e Andromeda (The Wallace Collection, Londra).
Le scene dipinte raffigurano le conseguenze fatali patite da un mortale che rimane invischiato nelle vicende amorose delle divinità. Queste, a loro volta, trasudano di emozioni umane, come colpa, sorpresa, vergogna, disperazione e rimpianto.
I dipinti incarnano gli insegnamenti della scuola veneziana, ovvero: l’uso di colori vibranti e intensi, la vasta gamma di pigmenti e l’utilizzo esperto dell’olio.
La libertà di scelta dei soggetti mitologici permette un’analisi a diversi livelli della trasposizione figurativa degli episodi stessi e dei loro protagonisti.
Il documentario è arricchito da filmati e testimonianze di esperti che spiegano come sono nati i capolavori e il loro significato. In attesa che le porte della mostra possano riaprire, il documentario offre la possibilità di conoscere un percorso interessante all’interno della produzione tizianesca.
Definisce inoltre il percorso interiore dell’artista che, attraverso il mito, manifesta le sue riflessioni sulla condizione umana.
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