Coronavirus: gli effetti economici sul settore lusso e il rimpatrio delle imprese decentrate in oriente

15 Aprile 2020 12:00
Gli effetti economici lavoratrice cina
Gli effetti economici

Gli effetti economici del coronavirus si sono estesi a tappeto nel nostro paese toccando anche il settore del lusso. Le imprese e i marchi del lusso sono stati tra i primi a subirne l’effetto. Anche se, come riporta il Sole 24 ore, potrebbe essere il primo a riprendersi.

Il lockdown orientale infatti, ha causato una difficoltà di approvvigionamento di materie prime dalla Cina, proprio iniziando dalla città di Wuhan e dalla provincia di Hubei. Le nostre aziende si sono trovate senza materiale.

La Cina è un grosso cosumatore di beni di lusso. Per circa un decennio i consumatori cinesi hanno trainato l’industria del lusso arrivando oggi a rappresentare il 35% delle vendite globali.

Di concerto è arrivato l’allarme di Unimpresa, che in un comunicato stampa parla di reshoring e di sostegno delle imprese made in italy all’estero. Ma che cosa significa reshoring? E’ il fenomeno economico che consiste nel rientro a casa di aziende che aveva precedentemente delocalizzato. “Il rimpatrio delle fabbriche diventa uno dei temi più importanti a cui prestare la massima attenzione”, osserva il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

È probabile che ci sia un significativo aumento delle spese di produzione, come il costo del lavoro, che incide sul totale dell uscite. “Il governo deve sostenere il ritorno nei nostri confini delle fabbriche made in Italy”, chiede il presidente Ferrara.

“Per lo Stato e per la nostra economia in generale, la prospettiva, è di chiudere l’operazione in attivo poiché aumenterebbe l’occupazione grazie al ritorno di operai nelle fabbriche italiane. Consequenzialmente, ci sarebbero benefici anche per le finanze pubbliche, derivanti proprio dall’incremento dell’occupazione, del totale dei redditi e pure dei consumi”, conclude Ferrara.

Un effetto a catena dunque che metterebbe a nudo la globalizzazione. Una delle caratteristiche peculiari della situazione coronavirus è che non si conosce la durata dell’epidemia. Non ci sono abbastanza dati per elaborare una previsione. La mancanza del vaccino inoltre ne aumenta di fatto l’incertezza.

A tracciare una possibile via ci pensa Giorgio Armani. Si è rivolto, scrivendo una lettera, a WWD Women’s Wear Daily, rivista commerciale dell’industria della moda. Armani riflette su quello che ci può insegnare un lockdown.

Il suo invito è rallentare. Rallentare per ritornare ad un ritmo sostenibile e a fare arte, che è quello che uno stilista fa. Che è quello che i produttori dei beni di lusso dovrebbero riuscire a fare. Armani indica ancora una volta una possibile via. Tornare alla qualità artistica durevole, coniugando ritmi sostenibili.

“Da tre settimane lavoro con i miei team affinché, usciti dal lockdown, le collezioni estive rimangano in boutique almeno fino ai primi di settembre, com’è naturale che sia”, racconta Giorgio Armani. “E così faremo da ora in poi.”

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