Sapevate che ‘farmaco’ in greco deriva da Phàrmakon, che è una parola dai molteplici significati? A seconda del contesto infatti, un Farmaco può diventare una cura che salva, una pozione magica di Circe o un veleno per assassinare qualcuno. Curiosi di scoprire quale sia la sottile linea di demarcazione che può salvarvi o no la vita? O ancora: il rospo si trasforma veramente in principe dopo il bacio dell’innamorata o si tratta solamente di una reazione allucinogena causata dalle tossine espulse dal rospo in pericolo? Chi era veramente la Medusa? Una strega assassina o una donna bellissima che faceva perdere la testa agli uomini distraendoli dalle loro missioni? Lo studio di veleni di fonte animale, vegetale e minerale può parallelamente spiegare scientificamente la nascita di miti e leggende.
La mostra Veleni e Magiche Pozioni. Grandi storie di cure e di delitti, vistabile fino al 29 marzo 2020 al Museo Nazionale Atestino, vede unire le forze e le competenze di un’archeologa e di un’esperta di storia della farmacia in un viaggio alla scoperta e alla risoluzioni di miti e leggende attraverso archeologia arte e scienza. Nelle vetrine, accanto a rarissimi reperti archeologici, trovano spazio confezioni storiche di veleni e farmaci; importanti dipinti con immagini di magie si affiancano a intrugli medievali e di inizio ‘900, portentosi unguenti e medicamenti pubblicizzati dalle innovative grafiche cartellonistiche, e si mischiano in questa mostra alla fortunata storia delle acque termali locali.
Sono esposte rare edizioni e manoscritti che trattano argomenti strettamente connessi: dalla magia, vista da diversi profili, alla dottrina esoterica, ermetica e alchemica occidentale, alle streghe “lamiae” temute artefici di pozioni magiche e, al contempo, vittime della superstizione e delle persecuzioni dell’inquisizione, che si avvaleva di compendi e manuali repressivi anch’essi esposti in mostra. Reperti di ogni tipo: serpenti conservati e ampolle farmaceutiche, dosatori e porta pillole. Una particolare sezione è quella che presenta materiali provenienti dal Giappone, che raccontano, in ottica diversa, una storia comunque analoga: dalla Cina la scatola in lacca per il Betel (la foglia di un vitigno appartenente alla famiglia che comprende il pepe).
L’uomo nel suo progresso ha dovuto fare dei tentativi, a volte riusciti bene altre volte male. E’ con Paracelso che si arriva alla definizione di dosaggio, che può discriminare la dose tra benefica o letale. Nel frattempo, i segreti delle sostanze e i loro differenti usi erano conosciuti solo da pochi. La mostra rivisita il mondo dei veleni animali, attraverso numerosi studi mondiali nell’ottica della rivisitazione di antiche ricette e innovazione stabilendo un legame con l’università di Ferrara con il corso di Storia della Farmacia e del farmaco, voluto da Chiara Beatrice Vicentini, curatrice della mostra assieme all’archeologa Federica Gonzato.
“Nostro obiettivo è – ribadiscono le curatrici – proporre al pubblico prospettive ed approcci diversi all’affascinante mondo dei veleni e della storia della farmacopea, in riferimento alle varie epoche storiche, dall’antichità, lungo il medioevo e il rinascimento fino all’età odierna, ricostruendo il percorso di questo fondamentale aspetto della vita sociale attraverso le fonti scritte, la arti visive, fonti classiche e letteratura moderna, proponendo in mostra oggetti e riferimenti demo etnoantropologici che si legano strettamente alla storia del nostro quotidiano”.
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