Impressionisti: per la prima volta a Milano, un’importante selezione di opere senza tempo dalla Collezione Thannhauser

17 Febbraio 2020 09:19

Ballerine, bellissime amanti e ritratti di donne dallo sguardo malinconico, paesaggi e nature morte, sono alcuni dei soggetti principali che caratterizzano la mostra ‘Guggenheim. La collezione Thannhauser – Da Van Gogh a Picasso’, ospitata a Palazzo Reale a Milano, fino al primo marzo 2020. È la prima volta che i più importanti capolavori della collezione Thannhauser del Guggenheim arrivano in Europa: da Van Gogh a Picasso, potremo ammirare un sostanzioso riassunto tratto da una delle più importanti collezioni a livello mondiale. Capolavori come La Donna con pappagallino di Pierre-Auguste Renoir (1871) o Paesaggio nei pressi di Anversa (1906) di Georges Braque, sono solo l’anticipo della collezione che ha una lunga storia da raccontare.

La mostra, attraversa tutto il periodo impressionista e post-impressionista presentando una selezione di cinquanta opere tratte dall’esposizione permanente della Solomon R. Guggenheim Foundation, a New York. Passando per Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, assistiamo ad un caleidoscopio di opere davvero variegato, dove accanto alle plumbee ‘Montagne a Saint-Remy’ di Van Gogh (1889), ammiriamo la bronzea ‘Donna (nuda) con il granchio’ di Aristide Maillol, un pezzo davvero particolare dello scultore francese che amava le forme prosperose delle sue modelle. Decisamente diverse le tre sculture in bronzo di Edgar Degas, che non si limita a coglierne a fissarne i movimenti, ma anche i difetti, così come gli appaiono in quel momento. Derivate da un momento economicamente difficile, le definiva con sarcasmo ‘i suoi articoli’, poiché erano in quel momento i soggetti più richiesti dai collezionisti. Decisamente più sobri i temi rurali di Georges Seurat, come l’assorta e minimale ‘Contadina seduta nell’erba’.

Un capitolo a parte meritano le opere di Pablo Picasso: in mostra troviamo ben tredici opere, che coprono il periodo dal 1900 al 1965 con quadri straordinari come Le Moulin de la Galette e Il picador (1900); Al Caffè e Il quattordici luglio (1901), opere dipinte dall’artista ventenne nel corso del suo primo soggiorno a Parigi; la strepitosa Donna dai capelli gialli (1931), ritratto di Marie-Thérèse Walter, altro highlight della collezione che mostra un rinnovamento radicale nella pittura di Picasso. L’esilarante scena de l’Aragosta e gatto (1965), che riporta un’affettuosa dedica dell’artista al suo amico collezionista: l’opera fu infatti il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser.

Chi erano dunque i Thannhauser, grazie ai quali possiamo oggi ammirare queste splendide opere? Tutto inizia con Heinrich Thannhauser, mercante d’arte ebreo che nel 1905 apre la prima galleria a Monaco e nel 1908 presenta una delle più grandi retrospettive dedicata a Van Gogh in Germania. Poco dopo, affiancato dal giovane figlio Justin, nel novembre del 1909, inaugura la Moderne Galerie con una mostra di circa duecento opere di artisti francesi e tedeschi; tra queste, cinquantacinque capolavori impressionisti, il gruppo più cospicuo di opere impressioniste mai presentato a Monaco di Baviera. Heinrich padre era attirato dagli artisti emergenti e dichiarò fin dall’inizio: “La galleria sarà guidata dal principio del progresso nell’arte e avrà come obiettivi il riconoscimento dell’individualità e la promozione degli aspiranti artisti […] non importa che siano collegati a qualche ‘nome’ illustre”.

Il figlio Justin prosegue con iniziative a Lucerna e a Monaco e nel 1937, dopo la morte del padre nel 1935, si trasferisce a Parigi aprendo una nuova galleria. La sua vita famigliare non fu per niente facile ed ebbe un tragico epilogo: dopo la morte dei suoi due figli (il primo muore in guerra, l’altro suicida) anche la moglie viene a mancare. Justin si risposa poco dopo con Hilde Breitwisch, che continuerà a sua volta ad amministrare la collezione, anche dopo la morte del marito. “Dopo aver vissuto per cinquecento anni in Germania – aveva dichiarato Justin Thannhauser dopo aver perso i figli e la prima moglie – la mia famiglia è ora estinta. Per questo desidero donare la mia collezione”. Nel 1963 con questo gesto filantropico “l’opera di tutta la mia vita trova infine il suo significato”.

Si tratta dunque di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti.

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