Il curioso e fortuito ritrovamento di un quadro dato per disperso e legato alla famiglia Colleoni è al centro dell’esposizione bergamasca
“Loverini, profano ritrovato, 1929-2019. Nel novantesimo dalla morte” è la mostra che si terrà al Museo della Basilica di Gandino (Bergamo) dal 21 settembre al 10 novembre 2019. Con quest’iniziativa, organizzata dal Gruppo Amici del Museo con la collaborazione del Comune di Gandino e del Castello di Thiene, si intende proporre il ricordo dell’arte e dell’abilità del maestro Ponziano Loverini attraverso la pittura profana.
Opera centrale dell’esposizione è una tela, prestata dal Castello di Thiene al Museo bergamasco, intitolata L’ultimo saluto del Colleoni alla figlia Medea. La collocazione dell’opera fino al 2016 risultava sconosciuta: l’attività di ricerca, ed un pizzico di fortuna, hanno portato il rettore del museo della Basilica di Gandino, Francesco Rizzoni, al suo ritrovamento tra le mura del Castello nella sala del Salottino Azzurro. A confermare che si trattava del Loverini scomparso (ma in realtà da sempre collocato a Thiene) un breve carteggio tra il Direttore e Francesca di Thiene, comproprietaria del Castello.
Il dipinto venne realizzato nel 1871 per concorrere dell’Esposizione Artistica dell’Accademia Carrara e vinse il primo premio alla Biennale bergamasca. L’opera venne poi acquistata dal Signor Guardino Colleoni Porto, Conte di Solza e nobile vicentino, nonché discendente dell’antenato più famoso Bartolomeo Colleoni, condottiero e mercenario al servizio delle più importanti signorie medievali e rinascimentali.
Dopo l’acquisto, il conte decise di inviare il quadro all’Esposizione Permanente di Milano, presso i portici del Palazzo del Senato. Il dipinto ritornò poi a Bergamo per essere lasciato in esposizione alla cittadinanza e ai visitatori, in uno dei luoghi più importanti della città alta, il “Pio luogo della pietà” dell’Istituto Colleoni. Con grande interesse l’amministrazione s’impegnò affinché il dipinto fosse esposto in tutta sicurezza e che non “venisse copiato da chicchessia”, come è indicato in un documento conservato all’Archivio “Conte Colleoni Porto”. Da qui, l’opera raggiunse il Castello di Thiene, dove venne collocato fin dal 1871 e dove si trova tuttora esposto.
Si tratta di un dipinto a carattere profano che lascia trapelare l’affetto, l’amore ed il dolore per la perdita della figlia da parte del genitore. L’atmosfera silenziosa nella quale spicca il raccoglimento dei personaggi rappresentati, in cui tutto il dolore e la calma dei gesti vengono assorbiti dal cero acceso in mezzo alla stanza, unica fonte di speranza e di vita nella flebile fiamma accesa, sono catturati e resi egregiamente sulla tela.
Ad accogliere i visitatori, in mostra, ci saranno altri quattro dipinti: L’autoritratto del 1915, di proprietà comunale ma per diversi anni in esposizione nella galleria del museo della basilica, il Benjamin West del 1877 di proprietà privata ed il ritratto inedito di Don Emilio Salvatoni del 1874 recentemente donato dai discendenti della famiglia di decoratori gandinese, di cui si ricordano Quirino e Giambattista, autori di un insolito taccuino ornitologico conservato sempre in museo.
Gandino, da sempre centro culturale ed economico della media valle Seriana, negli anni si è fatto promotore di eventi culturali, sportivi e gastronomici per una serie di iniziative che si sono consolidate nel tempo. In questo salotto culturale, Loverini plasmò la propria abilità innata: dagli insegnamenti e dalla sua direzione artistica presso l’accademia Carrara lunga ventisei anni, si formarono importanti pittori e scultori e sempre grazie a lui, nel Novecento, si contarono fino ad una cinquantina di pittori gandinesi autodidatti.
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