Siamo spesso indotti a pensare che tatuarsi un disegno sulla pelle sia un fenomeno di recente invenzione e che non abbia nulla a che fare con l’arte millenaria dal quale in realtà esso proviene. Nulla di più lontano dalla realtà, se ci soffermiamo ad osservare le proposte della mostra “Tatoo. Storie sulla pelle” ospitata negli spazi del Museo del ‘900 a Mestre.
Non solo sulla pelle per raccontare la nostra storia, ma anche su marmo: la mostra presenta le irriverenti opere di Fabio Viale su marmo, dove il tautaggio divene un virus che infetta esteticamente con mille colori la classica purezza marmorea alla quale siamo abituati da secoli.
Il percorso continua con le particolari opere del divertente fiammingo Wim Delvoye, che ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione: “piuttosto di farli diventare come di consueto un piatto prelibato, Wim Delvoye trasforma i maiali prima in opere d’arte viventi e poi in simboli del suo lavoro. La cosa interessante è che sono morti di morte naturale, solo dopo sono diventati opere d’arte”, racconta il curatore Luca Beatrice nelle sue #pilloleditatoo su instagram. Presenti poi lo spagnolo Santiago Sierra, col suo stile fortemente politico; il messicano Dr. Lakra, che si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble con temi legati al femminismo. Sono esposte anche fotografie di Catherine Opie, Tobias Zielony, Sergei Vasiliev e tra gli italiani, Plinio Martelli, Oliviero Toscani.
Alla mostra si accompagna l’esposizione fotografica “Tattoo Off”, a cura di Massimiliano Maxx Testa che ha selezionato alcuni tra i creatori di nuovi stili come Alex De Pase per l’iperrealistico, Marco Manzo inventore dell’ornamentale, Moni Marino per il surrealismo, Silvano Fiato capostipite del realismo black & grey Volko + Simone creatori del trash polka.
L’esposizione è concepita come un viaggio nel tempo, durante il quale scoprire in che modo nasce e si evolve il tatuaggio nelle diverse epoche storiche e culturali fino al nostro secolo, presentando anche artisti innovativi contemporanei che sono riusciti a spezzare i classici schemi tatuativi a cui siamo abituati come Tin-Tin, Filip Leu e Horiyoshi III, affiancati ad altri tatuatori italiani e stranieri come Nicolai Lilin e Claudia De Sabe.
Ecco dunque l’occasione per partire dalle immagini dei tatuaggi rinvenuti sulle mummie per comprendere come il tema del tatuaggio sia effettivamente sempre esistito nella cultura umana, “da quando l’uomo ha voluto imprimere su di se dei segni”, come spiega ancora Luca Beatrice. Il tatuaggio prosegue la sua storia ampliando la sua aura di repulsione, mista a fascinazione quando gli europei entrano in contatto nel ‘700 con i popoli del sud est asiatico già abiutati in modo massiccio a tatuarsi. Come la letteratura, anche il tatuaggio viene percepito in modi differenti a seconda dei periodi storici, come quando nell’800 viene considerato qualcosa di selvaggio in seguito agli studi di Lombroso, per diventare poi marchio degli sconfitti (sia schiavi che fuori legge).
In occidente diventa finalmente un vero e proprio fenomeno di massa, grazie anche al movimento punk in Inghilterra come forma simbolica di ribellione, fino ad arrivare ad oggi con gli artisti che hanno svolto un ruolo cruciale nella scena conteporanea e nella diffusione del tautaggio. La mostra é visitabile fino al 17 novembre.
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