Con l’emergenza coronavirus i nostri spazi si sono letteralmente ristretti. Come esseri umani siamo per primi costretti dentro lo spazio del nostro corpo umano e impariamo sin da piccoli ad avere a che fare con esso. Cresciamo e vogliamo sempre di più spazio, usciamo di casa e poi programmiamo le vacanze in modo da spingerci sempre più lontano. Ora il lockdown ci costringe a fermarci e a limitarci. Un passo indietro solo in apparenza, che grazie ad internet apre nuove possibilità.
“Alle restrizioni sui movimenti nello spazio fisico corrisponde oggi una simmetrica espansione dei nostri movimenti nello spazio digitale. Tanto più siamo chiusi in casa tanto più ci muoviamo nello spazio digitale”, spiega Roberto Giacobazzi, direttore del dipartimento di Informatica dell’Università di Verona in un comunicato stampa.
E chissà come stanno vivendo questa esperienza gli adolescenti e gli studenti delle università. Dopotutto hanno visto riorganizzare la loro routine giornaliera fatta di ore di lezione all’interno degli atenei. Come potranno imparare ad adattarsi a questa nuova situazione? E come potrà l’università rispondere a queste esigenze?
Per spiegare la situazione, Roberto Giacobazzi parte dal buon senso: “Come tutte le cose, anche gli strumenti informatici devono essere utilizzati con ragionevolezza. Nessuno di noi può pensare di giocare una partita di calcio o di tennis che dura 5 ore o più. Se questo è ciò che facciamo nello spazio fisico, allora dobbiamo pensare di fare la stessa cosa nello spazio digitale.”
Il direttore del dipartimento di informatica, si sofferma anche sull’impatto che il lockdown potrebbe avere sull’università. “Se l’università è per sua natura uno spazio sociale, mi aspetterei che la sua proiezione nello spazio digitale sia un social network.”
Questo presuppone non solo l’implementazione della rete italiana, che dovrà adeguarsi con nuove prospettive quando la situazione si sarà normalizzata. Si potrà anche ripensare appunto alla riorganizzazione della vita sociale universitaria, passando per una sua trasposizione in digitale.
Ben il 94% delle lezioni sono state erogate online, seguite da parte di 1 milione e 200 mila studenti. Sono i numeri resi noti da il ministro per l’Università Gaetano Manfredi nel corso del suo intervento al DigitalTalk. “Stiamo sperimentando una nuova forma di comunità universitaria che ci fa scoprire potenzialità mai viste prima”.
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