“Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita”. Pare proprio, così confermano gli studiosi, che fosse il 25 marzo di 700anni or sono che l’Alighieri inziò il suo viaggio all’Inferno, Purgatorio e Paradiso. Perciò si celebra, da quest’anno, ogni 25 marzo, il Dantedì.
L’istituzione di questa giornata vuole celebrare, non solo il poeta e la sua importanza in ambito letterario, ma l’Italia intera, riscoprendola ancora più unita. Due piccioni con una fava, come si suol dire, perché Dante non solo è un simbolo culturale e letterario, ma è anche un simbolo italiano ante litteram – ovvero prima dell’istituzione dell’unità d’Italia. Sfortunatamente la prima giornata di questa ricorrenza capita proprio in concomitanza con l’anno che verrà ricordato per la pandemia del coronavirus – il che tuttavia a pensar positivo, una volta finito tutto questo potrebbe essere un valore aggiunto – e tutte le iniziative programmate stanno slittando on line sui social network. Si parla quindi di programma virtuale: tutti gli artisti, ma non solo, sono invitati a leggere e a postare sui social versi delle opere di Dante, a partire dal mezzogiorno del 25 marzo.
Dante Alighieri nacque a Firenze, ma nel corso della sua vita visitò gran parte delle città italiane, soprattutto a causa del suo esilio. I legami con l’amico Cangrande I della Scala, politico e generoso mecenate, lo portarono a soggiornare alla corte di Verona intorno al 1312. Qualche anno più tardi si spostò a Ravenna, dove per conto di Guido Novello Da Polenta (podestà di Ravenna) svolse alcune occasionali ambascerie politiche. Queste lo portarono a visitare Venezia nei primi mesi del 1321. Fu ospite di uno dei più influenti patrizi dell’epoca, Giovanni Soranzo. A testimoniarlo una targa sulla facciata del palazzo gotico della famiglia Soranzo, che si affaccia sul lato destro di Campo San Polo.
Si suppone infine che Dante visitò anche Padova, precisamente nel 1306. Non solo Dante menziona Padova nella Divina Commedia – tuttavia una volta soltanto – ma secondo l’esistenza di un atto notarile rogato il 27 agosto 1306 sembra appunto provato il suo passaggio a Padova. Una copia dell’atto data 1335 è conservata nell’archivio Papafava proprio a Padova. Un’ulteriore targa ne testimonierebbe il soggiorno, nel palazzo Romanin Jacur che sorge nella piazza dedicata al suo fondatore, piazza Antenore.
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