Anche l’arte di Banksy annega come Venezia. La foto del bambino naufrago nell’opera di Banksy travolto dall’acqua nei pressi di Campo Santa Margherita. E’ questo il simbolo di queste ultime terribili 24 ore che Venezia ha vissuto e a cui deve sopravvivere nei prossimi giorni. Un’immagine che si collega virtualmente con la sofferenza e il destino che sono stati costretti a subire gli abitanti della città e la comunità tutta, ma anche più ampiamente alla realtà dei migranti.
Il bambino con il giubbotto di salvataggio e con il razzo fluorescente in mano che chiede aiuto, ora simboleggia tutta la comunità lagunare. C’è anche chi vuole lanciare una provocazione, camminando nuda per le calli, come a dire “siamo rimasti in mutande”. Come il bambino di Banksy, rimasti sommersi nell’acqua con un razzo segnaletico fluorescente perennemente acceso, in costante richiesta di aiuto.
Colpito anche il Teatro La Fenice. Fortunatamente la struttura del teatro non è stata intaccata, ma le aree di servizio sono state invase, rendendo di fatto inutilizzabile (è stato disattivato) il sistema elettrico e quello anti-incendio.
La comunità si trova unita, e attraverso le parole di Luigi Brugnaro fa i conti con quanto successo tra ieri notte ed oggi. “Ci giochiamo la credibilità del paese, non solo quella della nostra città”, spiega. “Venezia è la città più bella d’Italia e dobbiamo dimostrare di saper reagire di fronte al mondo e ripartire da questa enorme tragedia.”
Il sindaco ha visitato anche la Basilica di San Marco accompagnato dal Patriarca Moraglia per portare il suo sostegno. Li ha trovato una situazione critica.
Ma tante, troppe sono le storie che attraversano il web in queste ore. Dai gondolieri che hanno subito danni alle loro gondole e alle loro barche, ai negozianti con i prodotti caduti nell’acqua dagli scaffali ormai allagati. Le infrastrutture e muri devastati dalle barche sbattute dal gran vento, per finire alle tante case e cantine più basse sommerse dall’acqua.
“Questi 20 cm in più fanno la differenza, sembrano pochi ma sono una disfatta per Venezia. Non c’è più certezza alla nostra comunità. Non voglio che i giovani se ne vadano dal centro storico o che i lavoratori non attracchino più nella nostra città – continua Brugraro – per fare in modo che il porto continui a vivere”.
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