Fabrizio Plessi, il maestro delle videoinstallazioni tra fuoco, acqua e oro

24 Agosto 2026 18:13
Fabrizio Plessi in una foto di archivio (Ph. courtesy Fabrizio Plessi per Fondazione Alberto Peruzzo per la mostra Nero Oro)
Fabrizio Plessi in una foto di archivio (Ph. courtesy Fabrizio Plessi per Fondazione Alberto Peruzzo per la mostra Nero Oro)

Come ha cambiato il rapporto tra arte, tecnologia e spazio urbano?

  • La scomparsa dell’artista a 86 anni.
  • Il percorso artistico iniziato negli anni ’60 con il tema centrale dell’acqua.
  • Le grandi partecipazioni internazionali alla collaborazione con Louis Vuitton.
  • Le opere digitali create a Venezia e un albero di Natale durante la pandemia.

Si è spento all’età di 86 anni Fabrizio Plessi, figura di riferimento nel panorama artistico per le sue videoinstallazioni esposte in contesti e mostre a livello internazionale. Plessi è morto a Dolo, a due passi da Venezia, città a cui era legato da sempre e in cui risiedeva alternandosi con Reggio Emilia, dove era nato il 3 aprile 1940. Nel capoluogo veneto Plessi aveva svolto la propria formazione, frequentando il Liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti, istituzione dove in seguito ha ricoperto il ruolo di docente titolare della cattedra di pittura.

La ricerca visiva e l’elemento dell’acqua

Verso la fine degli anni ’60, Fabrizio Plessi ha indirizzato la propria sperimentazione artistica verso l’elemento dell’acqua. Questa tematica è stata sviluppata attraverso molteplici linguaggi, passando dalle sculture e installazioni ambientali fino a filmati, performance e videotape. Nel 1973 ha avviato un sodalizio con il Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, sfruttando le apparecchiature messe a disposizione dalla struttura per produrre i suoi primi lavori su nastro magnetico.

Nel 1981 l’artista ha partecipato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia presentando “Underwater”, una produzione francese. La totalità della sua produzione video è stata successivamente accolta ed esposta al Centre Pompidou – Beaubourg di Parigi, confermando la dimensione internazionale della sua ricerca.

Le presenze alla Biennale e nei contesti internazionali

Il 1986 segna un momento rilevante per il suo percorso: Plessi rappresenta l’Italia alla 42ª Biennale di Venezia con l’opera “Bronx”, un passaggio che apre la strada a numerose esposizioni in diversi Paesi. Nel 2000 l’artista è stato incaricato di curare il padiglione italiano all’Expo di Hannover, dove ha collocato “Mare Verticale”, un’opera installativa monumentale sviluppata su un’altezza di 44 metri. Nello stesso anno ha rappresentato nuovamente l’Italia prendendo parte alla Biennale di Kwangju, in Corea del Sud.

Gli interventi urbani a Venezia

Il legame con Venezia è rimasto un punto fermo nella sua attività pubblica. Nel 2001 l’artista ha firmato l’installazione video “Waterfire”, intervenendo direttamente sulla facciata del Museo Correr in Piazza San Marco. Nel 2010 è la volta di Mariverticali esposta la padiglione Venezia, ancora alla Biennale: l’opera era stata commissionata da Louis Vuitton. Per molti anni Plessi ha curato i concept di vetrine del grande brand francese, inclusa una borsa limited edition – la Sac-Fusion – che includeva una schermo LCD ultrasottile che mostra immagini di oro fuso attraverso il logo Louis Vuitton. Durante il periodo di restrizioni legato al Covid, in concomitanza con i suoi 80 anni, la città lagunare ha dedicato a Plessi l’installazione digitale “L’Età dell’Oro”, proiettata sulle aperture dello stesso Museo Correr.

Sempre nel periodo natalizio di quell’anno, l’artista ha realizzato un’opera a forma di albero di Natale nella piazzetta di San Marco. La struttura, alta 10 metri e composta da 80 schermi a Led luminosi, è rimasta accesa in una fase in cui la città appariva priva di altre illuminazioni pubbliche.

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