I Leoni d’Oro alla carriera a Clooney e Burstyn

24 Luglio 2026 07:06
George Clooney leone d'Oro (ph. by Anette Nantell courtesy la Biennale di Venezia)
George Clooney leone d'Oro (ph. by Anette Nantell courtesy la Biennale di Venezia)

George Clooney e Ellen Burstyn Leoni d’oro alla carriera dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Sono stati attribuiti a George Clooney, attore, regista e produttore statunitense (Jay Kelly, Syriana, Good Night and Good Luck) e a Ellen Burstyn (L’esorcista, Alice non abita più qui, Interstellar) il Leone d’oro alla carriera dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (2 – 12 settembre 2026). La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera.

George Clooney, nell’accettare, ha dichiarato: “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così.”

Ellen Burstyn, nell’accettare la proposta, ha dichiarato: “Wow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo… ma me ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro! Il Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia! Mi sento così onorata — così felice — così piena di gratitudine! Davvero wow!”.

A proposito del riconoscimento a George Clooney, il Direttore Alberto Barbera ha affermato: “Nella sua triplice veste di attore, regista e produttore, George Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale, avendo saputo trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo. Un avvio di carriera vissuta senza scorciatoie, grazie a piccole parti in telefilm e B-movie sino al grande successo ottenuto come protagonista della serie ER, hanno plasmato un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante, conferendogli il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile. Ma quello di Clooney è un carisma costruito sulla credibilità, non sull’immagine, perché il suo lato seduttivo non è mai stato solo estetico. Perfetta combinazione di glamour da star di altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna, l’attore ha attraversato i generi con versatilità preziosa: i film di guerra con Three Kings e Syriana, il thriller con Michael Clayton, la commedia sofisticata con Ocean’s Eleven e Fratello dove sei?, la fantascienza con Gravity e Solaris, la commedia agrodolce con Paradiso amaro, Tra le nuvole e Jay Kelly. In ciascuno di questi film ha modulato il suo registro senza mai tradire se stesso: ironico e malinconico, affascinante e riflessivo, brillante e capace di profondità inaspettate. Così come nei nove film realizzati quando ha deciso di passare dietro la macchina da presa, che rivelano un’idea esigente e generosa di cinema. Confessioni di una mente pericolosa, Good Night and Good Luck, Le idi di marzo, Suburbicon, sono esempi di film ricercati, ambiziosi, fuori dalle regole e dalle convenzioni del cinema hollywoodiano, nei quali si riflette l’altra sua vocazione, quella per l’impegno sociale e umanitario che contribuisce a farne una figura di assoluto rilievo nell’universo dello spettacolo contemporaneo”.

A proposito del riconoscimento a Ellen Burstyn, il Direttore Alberto Barbera ha affermato: “Interprete di rara intensità e verità, Ellen Burstyn ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema americano restituendo profondità e complessità a personaggi femminili indimenticabili, capaci di incarnare le contraddizioni e le trasformazioni della donna contemporanea. Rivelatasi con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, ritratto crepuscolare della provincia americana, e consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, Burstyn ha conquistato l’Oscar come miglior attrice con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, film manifesto sulla riconquista di identità e libertà femminile. Negli anni ha collaborato con alcuni dei più importanti registi dell’epoca: Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin, Paul Mazurski in Il mondo di Alex e Harry e Tonto, Darren Aronofsky in Requiem for a Dream e Cristopher Nolan in Interstellar, per non citare che alcuni degli oltre 150 film da lei interpretati. Presidente dell’Actors Studio, Burstyn ha fatto della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla generosità verso i propri personaggi. La sua arte, capace di illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità, ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice.”

Il Leone d’oro verrà consegnato a Ellen Burstyn in occasione della proiezione del cortometraggio di Maggie Gyllenhaal Flesh Impact, dedicato a Marilyn Monroe in occasione del centenario della sua nascita, nel quale l’attrice offre l’ennesima, straordinaria prova delle sue non comuni doti d’interprete. Il cast del film include anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson interpreta Marilyn all’apice della sua fama, mentre Burstyn ne interpreta una versione che il mondo non ha mai avuto la possibilità di vedere. Flesh Impact trae il suo titolo da un’espressione un tempo utilizzata per descrivere l’aura di Marilyn Monroe, come apparisse sullo schermo così reale e luminosa da dare agli spettatori la sensazione di poterla toccare.

Se trovi interessanti i nostri contenuti iscriviti al Club (è gratis)

ExtraClub

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Nome
Privacy(Obbligatorio)