Gli hotel a Venezia stanno passando un’inizio stagione preoccupante. Tra disdette e aperture slittate gli imprenditori lanciano un grido d’allarme. “La situazione è molto pesante”, aveva detto Brugnaro ai microfoni di Domenica In. L’immagine che si prospetta è quella di una Venezia in grave difficoltà.
“Venezia è in ginocchio e sono veramente preoccupato di quello che vedremo al rientro. Venezia vive di turismo internazionale e pensiamo che ci vogliano almeno 8/10 mesi per ricominciare”, spiegava Brugnaro. A risentirne sono gli alberghi e gli hotel. Ma Brugnaro chiede l’aiuto del governo affinchè emani norme dedicate anche a tutta la filiera: guide turistiche, tassisti, gondolieri.
Aperture posticipate dunque, per gli hotel a Venezia. Come quella dell’Hotel Excelsior, che doveva iniziare la stagione il 18 aprile. Un’immagine, quella di un hotel chiuso, che fa davvero sensazione. Purtroppo fino a 3 maggio, data limite dell’ultimo decreto ministeriale, tutto è congelato ed è difficile pensare ad un piano di inizio stagione.
La situazione è ben descritta anche dal direttore dell’Associazione veneziana albergatori Claudio Scarpa in un suo accorato post su Facebook. “Da quel fatidico 12 novembre tutte le disgrazie possibili immaginabili si sono abbattute su Venezia. Ora tocca al Coronavirus e vedere alberghi mai sentiti nominare prima associarsi per avere la gestione delle pratiche di chiusura e la cassa integrazione è un segno che mi preoccupa.”
A macchia d’olio tutto il Veneto sta soffrendo. Gli ultimi dati ufficiali li aveva forniti Marco Michielli, il presidente regionale di Federalberghi Veneto, in un riepilogo al Sole 24 ore. Il monitoraggio contava Sottomarina, Venezia, Bibione con chiusure al 100%. Jesolo al 98%. Abano 3 strutture aperte su 98. Nelle località montane? Non c’è molta differenza. Cortina: chiusure per il 95%. Belluno chiusure al 90%.
Si spera in una ripresa delle prenotazioni, come segnale iniziale per avviare un piano. Le prenotazioni potrebbero essere trainate anche dalla 77. Mostra del cinema programmata ad inizio settembre. Si tratta di un’ipotesi plausibile in quanto il Veneto si prospetta la regione apripista, con il soft lockdown presentato dal governatore Zaia.
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