La vita ai tempi del Coronavirus è strana. Coincidenza vuole, che proprio nel momento storico più strano degli ultimi anni, quando l’arte – e non solo – si vede costretta in larga parte a fermarsi per soddisfare i criteri delle nuove ordinanze del governo in materia di sanità, si sblocchino ben 11 milioni di euro. Per dare vita ad una raccolta archeologica che attende ormai da decenni di vedere la luce.
Le vie del signore sono infinite. E’ così che i fondi stabiliti già un anno fa dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, cominceranno a fluire per avviare il progetto. Il punto chiave è stato un decreto del ministro Franceschini dedicato a interventi di particolare strategicità, che comprende 20 milioni di euro in totale.
Ma l’ironia non finisce qui: dove sarà il luogo scelto? Proprio nell’isola del Lazzeretto Vecchio a Venezia nella storica sede della quarantena per la peste che colpì Venezia nel Cinquecento e Seicento.
A noi il progetto piace, sia chiaro, ma ci colpisce dritti al cuore l’incastro degli eventi. Il luogo scelto per ospitare gli antichi reperti si affianca ad altri spazi che potranno essere utilizzati anche dalla Biennale per mostre ed esposizioni temporanee.
La raccolta è frutto di vent’anni di scavi in laguna. Hanno permesso di scoprire dei reperti per lo più lapidei, ceramici e lignei. Rappresentano le attività lavorative, commerciali e insediative di un largo periodo storico dell’epoca romana, medievale e rinascimentale.
“L’idea è di dedicare una parte alle mostre temporanee e una parte al Museo della Laguna – spiegava Bonisoli – che è quello che manca a Venezia”. L’isola in questi anni è stata comunque visitata da 15 mila persone. Anche la Biennale ha dato il suo contributo. Il suo ‘successo’ iniziò nel 2004 quando iniziarono gli interventistrutturali. Proseguì poi con un servizio di vigilanza, di visita pubblica e piccole manutenzioni grazie al contributo gratuito dell’Archeoclub di Venezia nel 2013. Da lì in poi i visitatori sono arrivati.
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