Rock Is Dead. Il rock è morto. Ogni tanto ciclicamente lo sentiamo gridare da qualche parte. Qualcuno lo dice perché ci crede veramente, qualcun altro per provocazione. Non esistono fatti, ma solo interpretazioni, scriveva Nietzsche: non è vero ovviamente, anzi, qualche volta è talmente vivo che contamina a rivitalizza anche altri scenari, come ad esempio l’ambiente teatrale, operistico e lirico. Ecco che abbiamo assistito ad eccelse contaminazioni, collaborazioni tra artisti solo apparentemente distanti tra loro. Il rock è popolare, gli ambienti lirici un po’ meno: ma gli artisti fra di loro si capiscono benissimo e stupiscono il pubblico ogni volta.
E’ capitato al tenore Luciano Pavarotti che con il suo evento annuale Pavarotti & Friends (dal 1992 al 2003) si è affiancato a numerosi artisti completamente diversi: da Zucchero a Lucio Dalla, da Brian May a Mike Oldfield, passando per l’onnipresente Sting. Iniziò tutto quando Zucchero Fornaciari gli propose una prima collaborazione, nella sua canzone Miserere. A dispetto di un’iniziale riluttanza di Luciano Pavarotti nell’esibirsi accanto ad un autore moderno, il risultato fu innovativo e conquistò il pubblico tanto che portò alla nascita della decennale manifestazione, di scena a Modena. Il contrasto voluto tra il ‘panciotto’ di Luciano e lo stile trasandato di Zucchero deve essere stato un bel pugno nell’occhio per tutti, puristi e non.
Qualcosa di simile era già successo quando nel 1988 la grande interprete di canzoni popolari spagnole, Montserrat Caballé fece un’incursione nella rock opera, registrando con l’amico Freddie Mercury l’album intitolato Barcelona. Il singolo omonimo successivamente diventò l’inno dei Giochi Olimpici del 1992. Freddie Mercury andava già da molto tempo quella direzione: sin dagli esordi la sua estetica glam rock dimostrava in lui la sua voglia di esprimersi in stili raffinati e molto diversi dal classico rock stradaiolo. Quando si incontrò con la Montserrat fu per lui uno dei suoi massimi successi personali, nonostante l’abbia vissuto nel momento della sua malattia (che tenne nascosta anche a Montserrat).
Che dire poi delle più recenti collaborazioni tra l’ormai conclamato tenore italiano Andrea Bocelli e il divo del pop Ed Sheeran con la loro Perfect Symphony. Altre volte è l’anima glam rock dei singoli artisti, che cerca di emergere ed incontra la lirica. E’ capitato ad Andrea Mastroni, il virtuoso del barocco. Certo il suo background l’ha aiutato parecchio nel trovare il suo nuovo alter ego: laurea in estetica, studi in filosofia alla Cattolica di Milano, clarinettista, musicista di ricerca. Con questa grinta andrà in scena dal prossimo 17 marzo al Teatro Real di Madrid con un’opera molto rara, da molto tempo assente dalle scene. La musica si mischia, non ha confini e neanche li ha chi si vuole proclamare artista.
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