Sono trascorsi tre mesi esatti dal giorno in cui ho letto sui giornali la notizia che a Vo’ Euganeo, paese in cui vivo, era risultato positivo al Covid 19 Adriano Trevisan, la prima vittima italiana di Coronavirus.
Da quel momento Vo’ è stato dichiarato “zona rossa” e le immagini di questo paese collinare, quasi fuori dal mondo, di poco più di 3000 abitanti, della sua piazza, dei negozi e delle strade bloccate dai mezzi dell’esercito e delle forze dell’ordine, hanno trovato spazio sulle testate dei principali media internazionali.
Da quel giorno è cambiato molto; il nostro stile di vita, ma anche il nostro modo di pensare e di rapportarci con le persone.
Per quindici giorni, dal 24 febbraio all’8 marzo, il paese è stato isolato ma ritrovato compreso in una zona protetta, estesa a tutta l’Italia in un crescendo di restrizioni e poi di progressivi allentamenti. Il nuovo confinamento è terminato il 18 maggio scorso, quando la maggior parte delle attività ha potuto riaprire.
Ed ecco, mi trovo, oggi, a passeggiare per le vie del paese, passando davanti a quelli che sono tristemente diventati i “luoghi simbolo” di questa vicenda. Rivedo la scuola comunale, dove noi cittadini siamo stati sottoposti a tre tamponi nasofaringei i cui risultati sono stati utili per esaminare il livello di diffusione del contagio. Ricordo che, in attesa della prima serie di test, le persone erano molto preoccupate. Ancora non si sapeva e non si capiva come ci si doveva proteggere e come si sarebbe dovuto affrontare l’esame. Il terzo tampone, a cui è stato aggiunto anche il prelievo del sangue, è iniziato il 25 aprile. I dati raccolti dovrebbero favorire lo studio del virus realizzato dalla Scuola di medicina e dal Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova, diretti rispettivamente dal professor Stefano Merigliano e dal professor Andrea Crisanti. L’obiettivo è di capire meglio e di approfondire la conoscenza dei modi di diffusione e le caratteristiche del virus anche grazie alla mappatura genetica dei vadensi. Si tratta, dunque, di uno studio ‘unico’ al mondo e, per noi cittadini, di “una missione”, come l’ha definita il sindaco Giuliano Martini che, parafrasando la famosa frase pronunciata da Neil Armstrong, sulla pagina facebook del Comune, aveva scritto: “Un piccolo sacrificio per noi, un grande contributo per l’umanità”.
Davanti a questa scuola, nelle varie fasi, eravamo tutti in coda: famiglie intere, bambini, anziani. Si registravano i propri dati anagrafici e si compilava una scheda nella quale andavano indicati eventuali sintomi o disturbi e successivamente si entrava attendendo il proprio turno. All’interno della scuola c’erano i medici e il personale sanitario che effettuavano l’esame.

Proseguo la mia passeggiata attraversando la piazza di Vo’ con la sede del Comune che in questi ultimi mesi è stata ripresa innumerevoli volte nei servizi dei telegiornali e passo di fronte alla ‘Locanda al Sole’, il luogo dove tutto è cominciato. Nel locale, affacciato su piazza Liberazione, i primi due positivi, Adriano Trevisan e Renato Turetta, avrebbero contratto il virus. Ora il bar è aperto, qualche cliente è seduto fuori, sotto la veranda. Forse, penso, questa è l’immagine più emblematica della riapertura, forse è un segnale che anche per i cittadini di Vo’ la vita sta riprendendo i suoi ritmi.


Decido poi di prendere l’automobile per allontanarmi dal centro del paese e raggiungere la chiesa dei santi Nazario e Celso, situata a Cortelà, una bella frazione di Vo’, un luogo suggestivo da cui si può vedere il paese dall’alto. Mi trovavo qui la sera del 7 marzo quando dalla piazza di Vo’ erano state lanciate un centinaio di lanterne in segno di speranza.

Concludo la mia passeggiata a Vo’ Vecchio, frazione di Vo’ Euganeo dove abito. Entro nel parco antistante la seicentesca Villa Contarini Giovannelli Venier, cammino nella piccola piazza circondata dalle barchesse porticate davanti alla chiesa di San Lorenzo. Vivo qui ormai da qualche anno ma il posto mi è divenuto più familiare forse solo in questi ultimi tre mesi. Questo è infatti il piccolo mondo in cui ho trascorso la mia quarantena.



Chissà se tutto quello che abbiamo vissuto porterà anche veri cambiamenti per la salute, per il rispetto della natura, per la solidarietà tra le persone, per l’acquisizione di un maggiore senso civico. Sarebbe bello pensare che Vo’, la “porta occidentale dei colli Euganei”, iniziasse a essere conosciuto e valorizzato anche per i bei percorsi naturalistici che lo caratterizzano, per la sua ricca produzione vitivinicola e per i luoghi di interesse storico artistico che custodisce.

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