Addio a Vittorio Gregotti. Se n’è andato il 15 marzo scorso, all’età di 92 anni, il celebre architetto vittima di una polmonite da Coronavirus. Protagonista del miglior pensiero architettonico e urbanistico italiano ed europeo, per Gregotti l’architettura era un’attività artistica che nasce dall’osservazione critica della realtà e interviene nel territorio per apportare miglioramenti sociali attraverso un proprio linguaggio.
Proprio in questo periodo stavo leggendo uno dei suoi tantissimi libri (Gregotti è stato talmente prolifico che è impossibile elencare quanto ha scritto) e ho pensato di consigliarvelo. È un libro in cui Gregotti parla di un’“architettura che ascolta”, di edifici che dialogano e si integrano con i luoghi dove sorgono fino a condividerne l’identità.
Accanto a questo, vi propongo un libro dell’architetto statunitense Robert Venturi, tra i principali esponenti della corrente postmoderna. Si tratta di un’opera polemica e geniale, che si pone come insostituibile punto di riferimento nel dibattito architettonico e artistico contemporaneo.
VITTORIO GREGOTTI, “Il sublime al tempo del contemporaneo”
I fondamenti dei progetti di architettura di successo mediatico hanno proposto negli ultimi trent’anni un rovesciamento dell’idea di sublime come identificazione con la cultura del capitalismo finanziario globalizzato. Ciò impedisce ogni presa di coscienza di una distanza critica che permetta di leggere le contraddizioni che presiedono lo stato attuale delle cose e la costituzione di linguaggi capaci di proporre possibilità alternative.
Le illusioni che hanno connesso, con straordinari risultati, razionalismo e Repubblica di Weimar, costruttivismo e prima rivoluzione sovietica, non ci sono più consentite; ma ciò non significa che le forme dell’architettura non debbano essere volte anche oggi alla ricerca della verità, che non è prima ma è nella concreta forma della nuova cosa; anche attraverso la finzione ma mai attraverso la menzogna.
Forme che debbono costruire possibilità altre di conoscenza, senza rispecchiamenti di ideologie come falsa coscienza. Per Gregotti è quindi importante opporsi a qualsiasi disgiunzione dell’architettura non solo dalla politica ma anche dal contesto, dalla coscienza della storia, dall’uso, dalla regola come misura di ogni eccezione, al fine di mettere in atto, per mezzo delle forme dell’architettura, una nuova critica positiva della realtà capace di proporre una modificazione creativa dello stato delle cose.
EDITORE: Einaudi
PREZZO: 18 euro
PAGINE: 240
ISBN: 9788806215699
ROBERT VENTURI, “Complessità e contraddizioni nell’architettura”
Fare architettura è sempre un atto storico-critico, che coinvolge e pone in discussione ciò che l’architetto ha appreso a immaginare e rilevare attraverso il suo rapporto con la vita e le cose: la forza e il valore del suo contratto con l’arte dipendono sempre dalla “qualità” della sua consapevolezza storica.
Lungo queste linee si muove tutta l’opera di Venturi, e in particolare questo volume che, apparso a cura del Museum of Modern Art di New York nel 1966 e subito tradotto in numerosi Paesi, esplora, accettandole, le contraddizioni e la complessità dell’esperienza urbana a tutti i livelli, e restituisce all’architettura la sua dimensione più completa.
Opera violentemente polemica e geniale, da Vincent Scully definita «il più importante scritto sul fare architettura dopo Vers une architecture di Le Corbusier», questo libro, apparso in Italia per la prima volta nel 1980, delinea un’estetica di grande rilievo per gli architetti e gli urbanisti.
EDITORE: Dedalo
PREZZO: 18,70 euro
PAGINE: 168
ISBN: 9788822008114
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