Il 7 maggio 1945 si concluse la Seconda Guerra Mondiale. 75 anni dopo si conclude la fase 1 della lotta al Coronavirus e inizia la fase 2 della convivenza. Due momenti che comprendono quasi 3 generazioni: proviamo a confrontarli assieme.
La Seconda Guerra Mondiale finì con la resa della Germania, preannunciata dalla morte di Hitler il 30 aprile. Il Generale Alfred Jodl, rappresentante dell’Alto Comando della Wermacht, firma la resa della Germania in una scuola di Reims. La resa diverrà effettiva dall’8 maggio. Il dopo guerra si aprì con la dichiarazione di un rammaricato Alcide De Gasperi alla conferenza di Pace di Parigi. L’Italia è stata considerata un paese ex-nemico, e questo, per un antifascista come De Gasperi, fu un fatto estremamente triste.

L’Italia ed i suoi abitanti uscirono distrutti dalla guerra ma con una speranza di futuro che diede quasi subito i suoi frutti. C’era tutto il paese da ricostruire ed il boom economico si manifestò qualche anno dopo. Forte di una Costituzione che ancora oggi dichiariamo essere la più bella del mondo l’Italia ripartì sana. I nostri nonni ebbero, ad esempio, l’opportunità di costruirsi la propria casa, con l’acquisto di terreni che si erano smembrati da vari passaggi di proprietà di importanti famiglie.
Oggi, maggio 2020 l’Italia entra nella fase 2 della lotta al Coronavirus. Una fase durante la quale dovremo convivere con il virus. Nel 1945 gli italiani si buttarono alle spalle l’incubo della guerra, ma oggi l’incubo lo abbiamo ancora davanti agli occhi, tra di noi.
Questa volta la ricostruzione alla quale siamo costretti non è sul versante fisico. Siamo costretti a ripensare noi stessi. A partire dai rapporti sociali, passando per il lavoro, una nuova idea di turismo. Le infrastrutture ci sono, non c’è una ricostruzione materiale. I prossimi mesi saranno caratterizzati da quella che è stata definita da più parti come la “convivenza” col virus. Un tipo di convivenza che all’epoca del dopoguerra non c’era.

Questa convivenza ci blocca ancora, mentalmente e fisicamente. Come quando pensiamo al pranzo take away o a come sarà di nuovo farsi una messa in piega. Per non parlare delle vacanze estive. Nel dopoguerra la paura di un nuovo conflitto era diventato un pensiero da scacciare dietro le spalle, volgendo lo sguardo alla ricostruzione. Anche se immersi in una povertà che riguardava il passato. Di povertà ce n’è sempre stata, ma ora si teme per una futura ricaduta.
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