Ripensare al concetto di spazio casalingo potrebbe essere un tema appassionante per gli architetti nel prossimo futuro. La quarantena imposta dalle norme sanitarie ci ha costretto a casa, allo smartworking, alla cassa integrazione. Ci ha costretto a ridimensionare i nostri movimenti. Ognuno a modo suo, in base alla sua abitazione.
Chi abita in una casa a due piani, con il giardino, non ha avuto forse l’occasione di ripensare al “concetto di spazio” casalingo. In campagna la situazione si è rivelata più gestibile. Spazi aperti, ventilati, ampio distanziamento sociale. Un po’ di verde fuori casa e spazio per camminare hanno ridotto lo stress, ma soprattutto la possibilità di contagio.
Ma molto probabilmente chi abita in un condominio, ha vissuto e sta vivendo delle situazioni che mai si sarebbe immaginato. L’ascensore, ad esempio, non è mai stato così demonizzato. Il Veneto è un posto incredibilmente eterogeneo. Si passa dalle pianure della bassa padovana, alle strette calli di Venezia senza dimenticare i centri città.
Ripensare la casa e i suoi spazi, per essere pronti domani anche ad una nuova epidemia/pandemia di questo tipo. Siamo già abbastanza attrezzati per quanto riguarda eventi sismici, o almeno esistono dei protocolli ben implementati. Ma il coronavirus ci ha colto di sorpresa. La paura “retrò” di rimanere chiusi in scatolette come alveari, è tornata prepotentemente a manifestarsi.
Per non acuire ancora di più le emozioni negative, lo stress e il pericolo del contagio stesso si deve necessariamente pensare a delle soluzioni. Ne hanno parlato l’architetto Massimiliano Fuksas e la moglie Doriana in una lettera aperta al Presidente Mattarella. L’appello, condiviso con lo studio Archea di Firenze, attira l’attenzione su alcuni punti fondamentali per ridisegnare lo spazio abitativo. L’esperienza vissuta può insegnarci molto.
Un kit di pronto soccorso con un saturimetro, un termometro, un attacco per erogatore di ossigeno, una telecamera, uno smartphone o un computer. Un appartamento dovrebbe essere dotato di tutto questo. Ma l’idea di Fuksas si espande anche all’esterno.
Spazi di condivisione sociale all’interno di un palazzo, pensati per smartworking e relax. O da convertire in zone di ricovero per i malati che necessitino di quarantena, senza il trasporto in ospedale. Con un’attenzione al trattamento dell’aria di case e uffici con sistemi sostenibili.
Rivolgendosi al Presidente della Repubblica, i Fuksas chiedono un programma, un protocollo guida per il futuro. “Le nostre case possono diventare le nostre tombe”, taglia corto Fuksas in un intervista a La Repubblica.
Fuksas ha così coinvolto anche alcuni luminari medici già entrati in squadra. C’è il chirurgo Ottavio Alfieri, per 20 anni direttore della cardiochirurgia dell’ospedale universitario San Raffaele di Milano. Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute (DRI) and Cell Trasplant Center dell’Università di Miami. Non ultimo, Michele Gallucci, direttore della Clinica Urologica dell’Università La Sapienza di Roma.
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