Piccolo glossario del Coronavirus: ecco alcune nuove parole che abbiamo dovuto imparare

26 Maggio 2020 10:00
Piccolo glossario del Coronavirus Studenti Laptop
Piccolo glossario del Coronavirus

In questi mesi abbiamo dovuto imparare delle nuove parole, che ora proviamo a riunire in questo piccolo glossario del Coronavirus.

Ormai sono diventate famigliari, ma all’inizio dell’epidemia, non le conoscevamo. La maggior parte di noi non le aveva mai sentite. A meno che non avesse svolto qualche corso di lingua specifico o una laurea in lettere. I telegiornali hanno cominciato a snocciolarle fin da subito, anche se ci è voluto un po’ di tempo per assimilarle completamente.

Parliamo di alcune locuzioni che ormai non dimenticheremo più e che useremo ancora per un lasso di tempo che non è ancora possibile specificare. La lingua italiana è davvero magica, è proprio il caso di dirlo. Anche se in alcuni casi abbiamo, come ci piace spesso fare, preso in prestito qualcosa dalla lingua inglese.

Lockdown

Probabilmente la prima parola che abbiamo dovuto imparare è stata “Lockdown”, che si può tradurre dall’inglese come “blocco”. In effetti è stata usata in riferimento al blocco delle attività lavorative non primarie. E anche con un estensione a tutte quelle situazioni che prevedevano un flusso di gente in entrata e uscita da un luogo in particolare.

Curiosa è stata l’idea di usare appunto la parola lockdown al posto della parola clausura, che non abbiamo mai praticamente sentito. Quest’ultima infatti, nella nostra tradizione, si riferisce più a una situazione dai connotati proibitivi e religiosi. La parola clausura rimanda inevitabilmente ad un contesto religioso, anche se di fatto tutti gli italiani si sono sentiti davvero in clausura.

Assembramento

Anche questa locuzione si è fatta strada nel nostro linguaggio, non senza difficoltà. Ricorderete sicuramente qualche meme virale nei social, in cui alcune persone non riuscendo ad assimilarla immediatamente scrivevano o parlavano di “assemblamento”. Questo è dovuto alla somiglianza con la parola “assemblaggio”, che si riferisce al montaggio di varie parti meccaniche, in un contesto manifatturiero o industriale. “Assembramento” in generale invece si riferisce ad un adunanza di persone, o ad una folla, in un particolare luogo.

Movida

Sebbene fosse stata già usata sporadicamente in ambito giornalistico per indicare la famosa “movida milanese”, moltissimi si sono sorpresi a sentirla nominare. “Movida” ha fatto capolino recentemente, in occasione dell’inizio della Fase 2, per indicare le notti di festeggiamento dei giovani, subito dopo la ripartenza. Hanno fatto il giro d’Italia, le immagini della serata del primo lunedì della ripartenza  a Padova. Immagini in cui alcuni giovani piuttosto molesti si sono dedicati ai festeggiamenti senza rispettare le norme civiche comuni.

Movida ha preso piede nel nostro linguaggio molto facilmente, grazie alla sua semplicità di pronuncia. E’ di origine spagnola e si riferisce alla “Movida madrileña”. Si trattò di un movimento sociale ed artistico che partì da Madrid, alla fine della dittatura di Francisco Franco. Si parla dei primi anni della Transizione spagnola e durò per tutti gli anni ottanta e oltre, toccando molte altre città della Spagna.

In Italia possiamo trovarne traccia dall’inizio degli anni ’90. Come scritto sull’enciclopedia Treccani “è attestata per la prima volta nell’italiano scritto nel 1990” (Giuseppe Corsini).

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