Misure draconiane. Dracula, draghi o cosa? Ecco da dove deriva questa inquietante parola

3 Aprile 2020 14:00
Scultura in legno di Draco in libreria
Scultura in legno

Non è la prima volta che sentiamo questa locuzione. Anche se ormai si affianca alle disposizioni sanitare di questo periodo, la pulce ci ronzava nell’orecchio da molto tempo. Infatti anche in ambito economico, in prossimità del varo di una nuova legge finanziaria o dell’insediamento un nuovo governo, questo modo di dire veniva spesso tirato in ballo.

Ma nessuna paura, il termine è molto meno pittoresco di quanto sembra. Deriva direttamente da Dracone, un giurista e politico ateniese. Detto anche Draconte, fu il primo legislatore dell’antica Atene, nel VII secolo a.C.

Dracone viene ricordato per l’estrema severità delle norme che introdusse per la prima volta ad Atene. Il suo intento, nonostante la durezza delle pene, era volto a limitare la “vendetta privata” che i cittadini erano soliti prendersi da soli quando subivano un torto o veniva commesso un omicidio.

Ecco dunque che introdusse un arcaico concetto di “reato penale”, in quanto demandò ai tribunali la decisione sugli omicidi. Divise tale reato in volontario e involontario, attribuendone due diverse pene. Il primo veniva punito con la morte, il secondo con l’esilio. Tuttavia l’ordinamento patriarcale agli albori, non gli consentì di punire con fermezza anche il delitto per ragioni d’adulterio, che permase in Italia fino al 1981.

E’ grazie al ricordo dell’estrema durezza delle norme che emanò, che, quando il governo nelle varie fattispecie cerca di risolvere dei problemi con delle misure particolari, viene evocata questa misteriosa locuzione.

Dracone morì in misteriose circostanze. Rimase soffocato mentre veniva ricoperto da cappelli e mantelli sventolati durante una manifestazione che doveva essere in suo onore.

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