Le bambole appese di Wall of Dolls a Venezia: Jo Squillo racconta la violenza invisibile

4 Settembre 2026 11:09
jo Squillo con le ragazze protagoniste (Ph. courtesy Regione del Veneto)
jo Squillo con le ragazze protagoniste (Ph. courtesy Regione del Veneto)

Come si riconosce la violenza prima che sia troppo tardi?

  • Il progetto artistico Wall of Dolls approda alla Mostra del Cinema di Venezia
  • Le testimonianze dirette di chi ha vissuto e superato le relazioni tossiche
  • Il ruolo della cultura e delle istituzioni nella prevenzione del fenomeno
  • L’importanza di individuare i segnali psicologici di controllo e isolamento

Il panel alla Mostra del Cinema di Venezia

Nello Spazio Regione Veneto all’Hotel Excelsior del Lido, durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, si è svolto l’incontro intitolato “La Violenza Invisibile”. Al centro del dibattito c’è stata la presentazione dell’iniziativa “Wall of Dolls”: protagonisti i racconti diretti di donne che hanno desciso di rompere il muro del silenzio raccontando delle loro situazioni di maltrattamento e condividendo il proprio percorso di rinascita.

All’appuntamento hanno preso parte Jo Squillo, promotrice dell’iniziativa, insieme a Emanuela Carmini, Maria Antonietta Rositani e Moira Cucchi. Ognuna di loro ha portato la propria esperienza personale, spiegando il difficile percorso intrapreso per ricostruire la propria vita e tutelare le persone vicine.

I segnali della violenza invisibile

Durante l’incontro è intervenuta Valeria Mantovan, assessore regionale del Veneto alla Cultura e alle Pari Opportunità, sottolineando che “la violenza spesso comincia molto prima di quello che vediamo: comincia con una parola che umilia, con il controllo, con l’isolamento, con la paura. Comincia quando una donna viene portata a pensare di non essere abbastanza, o di non poter immaginare una vita diversa. È questa la violenza invisibile, quella più pericolosa perché difficile da riconoscere anche per chi la vive. Ecco perché la prevenzione e la consapevolezza contano quanto la protezione: dobbiamo essere capaci di vedere i segnali prima che sia troppo tardi”.

Mantovan ha evidenziato come le dinamiche violente spesso si manifestino molto prima dell’aggressione fisica: iniziano con parole che svalutano, atteggiamenti di controllo costante, isolamento sociale e instillando sentimenti di paura. Questo accade quando una donna viene spinta a dubitare del proprio valore o a credere di non poter cambiare vita. Riconoscere questa forma invisibile di abuso è complesso persino per la vittima stessa, motivo per cui la consapevolezza e l’educazione sono indispensabili quanto la protezione fisica.

L’arte di Wall of Dolls nello spazio pubblico

Wall of Dolls nasce dall’idea di Jo Squillo per portare il tema del femminicidio e delle discriminazioni di genere direttamente nelle città attraverso il linguaggio visivo. Le installazioni, composte da bambole appese a simboleggiare le vittime di abusi, sono state allestite in varie piazze e spazi culturali d’Italia, fornendo un riferimento immediato e riconoscibile contro la violenza.

Supporto territoriale e impegno culturale

Per affrontare il problema, l’obiettivo dichiarato è quello di costruire una comunità in cui chi chiede sostegno non debba temere il giudizio, ma possa trovare ascolto e supporto qualificato. Questo traguardo richiede il rafforzamento dei centri antiviolenza, dei servizi presenti sul territorio, degli istituti scolastici e del sistema sanitario.

La Mostra del Cinema di Venezia rappresenta uno scenario eccezionale per ribadire questi principi che come persone e come giornale non possiamo che supportare.

Se trovi interessanti i nostri contenuti iscriviti al Club (è gratis)

ExtraClub

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Nome
Privacy(Obbligatorio)