La Serenissima fu pioniera nella gestione delle epidemie. Lo afferma un ricercatore russo, Igor Linkov, del Centro di ricerche e progettazioni ingegneristiche dell’Esercito USA. E’ proprio il caso di dirlo: si deve volgere lo sguardo al passato.
In questo caso, il russo Igor Linkov, ha analizzato la situazione di Venezia ai tempi della peste. Nel suo studio, pubblicato sulla rivista “Environment Systems Decisions” restituisce il modus operandi della Serenissima quando affrontò la sua piaga nel 1347.
Convinto dell’esempio storico della città lagunare, il ricercatore aveva suggerito l’esempio da seguire già nel caso di Ebola, nel 2014. Ma il concetto non cambia e si può riportare e riproporre anche ad oggi, al coronavirus.
Senza tanti giri di parole, lo scienziato russo spiega come la Serenissima fu pioniera organizzandosi in modo da tamponare un contagio già in atto. Inizialmente la popolazione era emotivamente bloccata e l’unica cosa che poteva fare era rivolgersi al cielo, con le preghiere e la religione.
Non potendo poi nulla dal punto di vista medico, le autorità si concentrarono normando prima di tutto i flussi del commercio. Analizzarono le interazioni sociali e iniziarono una raccolta di dati relativi al sistema cittadino. Idearono i lazzaretti sulle isole vicine, e introdussero l’obbligo di portare gli abiti protettivi. Tutte misure innovative e concrete, che richiedevano uno sforzo di adeguamento per tutti.
Il punto da sottolineare, che emerge dallo studio, secondo noi è la capacità di resilienza unita all’eseguire le procedure senza emotività e con pragmatismo. Il focus sta nell’applicare misure di contenimento, senza cedere all’emotività. Purtroppo di fronte ad un’infezione di cui non si conosce ancora la cura, l’emotività nulla può. Ed è questo quello che ha fatto la Serenissima.
Quelle norme, anche se entrate in ritardo a regime, sono servite per le successive epidemie. Ed effettivamente abbiamo visto che alcune situazioni possono benissimo essere prese in considerazione ancora oggi.
Ci vengono richiesti dei sacrifici che mai avremmo pensato di sopportare. Un radicale cambiamento della vita sociale, con un distanziamento che ha coinvolto ogni aspetto della società, dalle relazioni sentimentali, al lavoro. L’insegnamento che arriva dal passato della città lagunare è di essere ricettivi ai cambiamenti.
Il Senato della Serenissima, scelse per la prima volta al mondo, nel 1423, di istituire un ospitale, destinato alla cura e all’isolamento dei malati di peste. Si trattava dell’Isola del Lazzeretto Vecchio. Dal nome dell’isola, intitolata a Santa Maria di Nazareth, derivò il termine di Nazaretum e poi Lazzaretto.
Col passare del tempo divenne luogo di quarantena e disinfezione merci. A metà 1800, cambiò destinazione in magazzino militare. Ora grazie a importanti interventi da parte del Ministero ai Lavori Pubblici e del Ministero Beni Culturali si appresta a diventare museo.
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