Era il 1990 e l’Italia era il palcoscenico dei Mondiali di calcio: un evento che ancora oggi evoca ricordi e, per molti, un pizzico di malinconia (visto come stanno andando le cose ultimamente). La Nazionale italiana, nonostante l’eccezionale performance, arrivo’ terza. La ‘copa del la vida’ ando’ alla allora Germania Ovest – anche se il muro era caduto già da un anno la divisione calcistica era ancora in auge – mentre seconda arrivo’ l’Argentina di Diego Armando Maradona. Ma al di là del risultato sportivo, quel Mondiale fu anche l’occasione per un’iniziativa culturale di grande spessore che forse in pochi ricordano.
Quando il cinema incontra il calcio
L’Istituto Luce, ente storico del cinema italiano, ebbe un’idea: non limitarsi a documentare le partite e le gesta sportive, ma catturare l’atmosfera del Paese attraverso gli occhi dei suoi più grandi registi. Un vero e proprio “dream team” del cinema italiano fu mobilitato per raccontare l’Italia che ospitava il Mondiale, le sue città, la sua gente, la storia. Non si trattava di filmati sportivi, ma di opere d’autore, ciascuna con lo stile e la visione del proprio creatore.
Dodici sguardi sull’Italia del ’90
L’elenco dei registi coinvolti in questo progetto – sopratutto visto oggi – è impressionante e testimonia la volontà di creare un’opera corale e di alto livello artistico. I maestri coinvolti: Mauro Bolognini, Francesco Rosi, Mario Soldati, Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Mario Monicelli, figure che hanno segnato la storia del cinema italiano con le loro opere indimenticabili. E ancora: Michelangelo Antonioni ed Ermanno Olmi.
Da Bertolucci a Zeffirelli: un mosaico di visioni
Il progetto vide la partecipazione anche di Bernardo e Giuseppe Bertolucci, registi che hanno saputo interpretare le complessità della società e della politica con sguardo acuto. E ancora: Gillo Pontecorvo, con la sua esperienza nel cinema impegnato, e Lina Wertmuller, pioniera e voce distintiva nel panorama cinematografico, portarono la loro prospettiva unica. Infine, Franco Zeffirelli, completò questo cast stellare. Ognuno di loro ebbe il compito di raccontare una delle città ospitanti di Itlia ’90, offrendo uno spaccato autentico e personale dell’Italia di quel tempo, ben oltre il rettangolo verde e la tanto discussa mascotte (vi ricodate di Ciao! ?). Si tratta di lavoriche compongono una sorta di “documentario nascosto”, un tesoro da riscoprire custodito – ma pubblicamente accessibuile – negli archivi online dell’Istituto Luce. Un pezzo di storia culturale del nostro Paese.
Qui Mario Monicelli racconta Verona.
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