A Parigi una mostra sulle origini dell’arte di Arnaldo Pomodoro

8 Maggio 2019 15:00
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Tornabuoni Art Paris presenta una mostra che documenta le origini del lavoro dello scultore Arnaldo Pomodoro (1926, Morciano di Romagna). La mostra si terrà fino al 13 giugno a Parigi (Passage de Retz, 9 rue Charlot) ed è stata organizzata in stretta collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro. Si incentra sugli anni 1955-1965, periodo fondamentale della produzione dell’artista, presentando materiale d’archivio esclusivo e opere mai esposte prima.

L’esposizione documenta in modo organico e compiuto la prima stagione creativa di Arnaldo Pomodoro (gli anni che vanno dal 1955 al 1965), quando, trasferitosi a Milano nel 1954, l’artista inizia a tessere le sue trame segniche in rilievo creando situazioni visive al limite tra bidimensione e tridimensione. “Per me – racconta Pomodoro – è stato un periodo fittissimo di scambi intellettuali, l’incontro con Lucio Fontana e con i giovani milanesi che Enrico Baj e Sergio Dangelo avevano raccolto intorno alla rivista “Il Gesto” e quelli dell’“Azimuth” di Manzoni e Castellani, con i tedeschi di “Zero”, con Gastone Novelli e Achille Perilli e l’Esperienza Moderna”. E insieme, con la generazione grande dell’architettura e del design che dibatteva in seno alle Triennali, da Gio’ Ponti a Ettore Sottsass“.

Nella mostra sono presentate, per la prima volta nel loro insieme, alcune delle opere più rappresentative del periodo 1955-1960: sono i bassorilievi in argento, piombo e bronzo composti con una fitta serie di segni leggeri e ritmici, un tracciato di nodi, punti e fili, come una sorta di scrittura arcaica e illeggibile. “Lavoravo su fondi di velluto che sbiadivo con candeggine, con trucchi di acidi, con polvere di ferro, mescolandola e incollandola su tavole, su piani di cemento, un po’ come Klee che operava con una tessitura di garze, carte, acquarelli“.

Con gli anni Sessanta dalla frontalità del bassorilievo nasce la complessità materica e spaziale della forma: è il momento della rottura formale. Pomodoro affronta la tridimensionalità dapprima curvando e modulando le superfici piane, per lavorare poi sulla struttura dei solidi euclidei (cubi, sfere, cilindri, dischi, coni, piramidi) corrompendoli da dentro con corrosioni e perforazioni fino a rivelarne l’interno misterioso e complesso. La contrapposizione formale tra la levigata perfezione della forma geometrica e la caotica complessità dell’interno sarà d’ora in poi caratteristica di tutta la vicenda successiva dell’artista. La mostra comprende anche alcune opere più recenti, realizzate tra la fine degli anni Settanta e il 2010: le serie delle Aste cielari, delle Stele e dei Continuum.
Accompagna la mostra una pubblicazione monografica, a cura di Luca Massimo Barbero, che offre una nuova lettura dell’opera di Pomodoro, attraverso un’approfondita indagine storica e critica del decennio 1955-1965 e un ricco apparato iconografico di documenti e materiali di archivio, messi a disposizione dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro.

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Mariachiara Peron

Mariachiara Peron

Padovana di nascita, classe 1985, ha una laurea specialistica in Storia dell’Arte e una Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici. Sognatrice ma molto pragmatica. Su ExtraMag scrive sopratutto di libri.