Chi era davvero Tinto Brass oltre le controversie e le censure storiche?
- La scomparsa a Roma all’età di 93 anni.
- Gli inizi tra Parigi, la Nouvelle Vague e la collaborazione con Rossellini.
- Lo scontro costante con la censura e la svolta erotica dagli anni Ottanta.
- I titoli di culto, le muse scoperte e l’archivio al Centro Sperimentale.
Si è spento a Roma intorno alle 10.30 il regista Tinto Brass. A dare l’annuncio all’ANSA sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice, specificando che l’ultimo saluto avverrà con una cerimonia strettamente privata. Nato a Milano il 26 marzo 1933 con il nome di Giovanni, ma veneziano d’adozione, il cineasta ha segnato decenni di cultura visiva italiana attraverso uno stile provocatorio e personale. Colpito da un ictus nel 2010, costretto in sedia a rotelle e assente per motivi di salute agli eventi pubblici, aveva affidato di recente alla moglie un messaggio per la Mostra di Venezia durante la proiezione della versione restaurata di Col cuore in gola, ricordando come il proprio percorso fosse guidato da una continua ricerca di libertà espressiva.
Dagli esordi con Rossellini alla ribellione giovanile
Dopo la laurea in giurisprudenza, il percorso formativo di Brass si sposta a Parigi durante gli anni Cinquanta, dove lavora come archivista alla Cinémathèque Française e fa da aiuto regista per Alberto Cavalcanti e Joris Ivens. Tornato in patria nel 1959, fa esperienza sul campo al fianco di Roberto Rossellini per film come India e Il generale Della Rovere. Il debutto dietro la macchina da presa arriva nel 1963 con Chi lavora è perduto, incentrato sul tema dell’alienazione operaia e subito finito nel mirino della censura per i toni polemici verso il potere. Negli anni successivi realizza pellicole legate alle tematiche sociali e avvia una fase produttiva a Londra, firmando titoli quali Nerosubianco, L’urlo e La vacanza con Vanessa Redgrave e Franco Nero, premiato nel 1971 alla Mostra del Cinema di Venezia.
I problemi con la censura e la stagione erotica
Il rapporto tra l’autore e le commissioni di controllo è stato un tratto distintivo di tutta la sua carriera. Dei ventisette lungometraggi realizzati, ben ventisei hanno subito tagli o sequestri, con l’unica eccezione proprio di La vacanza. Dopo aver esplorato il legame tra sesso, potere e denaro in Salon Kitty e nel tormentato Caligola, interpretato da Malcolm McDowell e Peter O’Toole e poi sequestrato per oscenità, dagli anni Ottanta il regista formalizza la propria svolta stilistica. Con La chiave (1983), interpretato da Stefania Sandrelli, apre una lunga fase dedicata all’erotismo, proseguita con pellicole come Miranda, Capriccio, Paprika, Così fan tutte, L’uomo che guarda, Monella e Senso ’45, lanciando sullo schermo interpreti quali Serena Grandi, Debora Caprioglio e Claudia Koll.
L’eredità culturale, i libri e l’archivio
Personaggio riconoscibile per il sigaro perenne e il tono disincantato, Brass ha collaborato con riviste come Penthouse, scritto testi tra cui Elogio del culo e recitato per altri registi in titoli come Lucignolo di Massimo Ceccherini. Nel 2005 ha firmato il suo ultimo lavoro per il grande schermo, Monamour, prima opera girata in digitale. Sposato in prime nozze per cinquant’anni con Carla Cipriani, scomparsa nel 2006, nel 2017 si era unito all’avvocata ed ex attrice Caterina Varzi. In occasione del compimento dei novant’anni del regista, il Centro Sperimentale di Cinematografia ha acquisito il suo intero archivio personale, catalogato e preservato per documentare la storia di uno dei cineasti più discussi del cinema italiano.
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