Come ha cambiato il volto delle nostre città l’architettura del dopoguerra?
- Una retrospettiva dedicata a uno dei protagonisti del razionalismo italiano
- Il legame profondo con Venezia e l’insegnamento universitario
- Disegni, archivi e scatti inediti in un percorso espositivo ai Tolentini (Iuav)
Come ha cambiato il volto delle nostre città l’architettura del dopoguerra? L’università Iuav di Venezia risponde a questo quesito dedicando un importante approfondimento alla figura di Ignazio Gardella, personalità cardine del panorama progettuale del Novecento. L’occasione è la mostra intitolata “Progettare la città”, allestita negli spazi della Galleria del Rettorato presso la sede dei Tolentini. L’evento rientra nel ciclo di iniziative Off pianificate in occasione del centenario dell’ateneo lagunare e sarà accessibile ai visitatori dall’1 ottobre fino al 30 novembre.
Il percorso del maestro e il Premio Olivetti
Ignazio Gardella si è imposto nel corso del Novecento come una delle personalità più rilevanti del razionalismo in Italia. Il suo metodo di lavoro e la sua visione progettuale trovarono una consacrazione pubblica già nel 1955, anno in cui gli venne conferito il prestigioso Premio Olivetti per l’architettura. La motivazione del riconoscimento sottolineava la sua abilità nel fondere in modo rigoroso l’essenzialità delle strutture, l’efficienza funzionale e una costante attenzione all’impegno civile. Questo approccio ha caratterizzato l’intera sua carriera, permettendogli di intervenire sul tessuto urbano con un linguaggio moderno sempre attento al contesto storico e sociale delle città.
Il lungo rapporto con la città di Venezia
Il legame tra il progettista e il capoluogo veneto è stato particolarmente profondo e continuativo. Dal 1949 al 1975, Gardella ha infatti ricoperto il ruolo di docente proprio all’interno dello Iuav, contribuendo alla formazione di diverse generazioni di professionisti. Parallelamente all’attività accademica, l’architetto ha realizzato a Venezia alcune delle sue opere più note del secondo dopoguerra. Tra queste spicca la Casa Cicogna alle Zattere, un edificio residenziale che ha suscitato un vivo dibattito critico tra gli esperti del settore. A questo intervento si affiancano i lavori realizzati per l’Hotel Excelsior al Lido, sviluppati in collaborazione con Roberto Menghi tra il 1963 e il 1969, e il progetto per il Residence Albergo Gritti, curato negli stessi anni.
L’allestimento ai Tolentini e le opere in mostra
L’esposizione veneziana è curata da Emanuele Piccardo, supportato dalla consulenza scientifica della docente Sara Di Resta. La struttura del percorso espositivo mette a confronto materiali storici e testimonianze contemporanee. Nelle sale sono infatti presenti documenti d’archivio, disegni tecnici, schizzi originali e fotografie d’epoca. Questo materiale dialoga direttamente con una campagna fotografica inedita, realizzata appositamente per l’evento da Marco Introini e dallo stesso Piccardo. Al centro dell’indagine visiva e critica si trovano nove progetti realizzati da Gardella, distribuiti geograficamente tra le città di Alessandria, Milano, Genova e Venezia, offrendo una panoramica completa sulla sua evoluzione compositiva.
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