Venezia premia Ellen Burstyn col Leone d’oro alla carriera

7 Settembre 2026 19:29
Ellen Burstyn riceve il Leone d'oro alla carriera (Ph. Aleksander Kalka - Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)
Ellen Burstyn riceve il Leone d'oro alla carriera (Ph. Aleksander Kalka - Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)

Cosa rappresenta oggi un premio alla carriera per un’icona del cinema?

  • Il riconoscimento a Venezia e le parole sul palco della Sala Grande
  • L’aneddoto sulle riprese con Martin Scorsese e la metafora della linea bianca
  • Il cambio di rotta per la presenza femminile nell’industria cinematografica
  • I progetti attuali tra nuovi registi e ruoli complessi

Cosa rappresenta oggi un premio alla carriera per un’icona del cinema? Per Ellen Burstyn, premiata con il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, il traguardo non misura soltanto i risultati ottenuti sul set, ma testimonia soprattutto ciò che si è appreso durante il cammino. L’attrice americana, nata nel 1932, ha ricevuto una lunga standing ovation dal pubblico della Sala Grande al Lido, presentandosi in abito giallo girasole e accogliendo con visibile commozione il secondo riconoscimento onorario di questa edizione, assegnato dopo quello a George Clooney.

L’apprendimento all’Actors Studio e il lavoro con Scorsese

Nel suo discorso, l’interprete premiata con l’Oscar per «Alice non abita più qui» ha ripercorso i passaggi chiave della sua formazione professionale. Più che la notorietà fine a se stessa, il suo obiettivo era raggiungere il livello artistico dei colleghi che stimava. In questa evoluzione ha giocato un ruolo centrale il legame con Lee Strasberg e con l’Actors Studio, istituzione di cui oggi ricopre la presidenza. Dal palco veneziano, Burstyn ha voluto condividere un retroscena legato proprio al film diretto da Martin Scorsese negli anni Settanta.

Durante la lavorazione di una scena alla guida di un’automobile, la presenza del regista e di diversi tecnici posizionati sul cofano impediva la piena visuale, mentre a poca distanza si apriva un dirupo. Per evitare incidenti e condurre il veicolo in sicurezza, l’attrice scelse di concentrarsi unicamente sulla segnaletica orizzontale al centro della carreggiata. Da quell’esperienza ha tratto una regola applicata poi all’esistenza quotidiana: individuare nei momenti critici una linea guida per superare i problemi. Un riferimento che ha esteso all’attualità degli Stati Uniti, auspicando che la propria nazione sappia ritrovare la direzione corretta.

L’omaggio di Maggie Gyllenhaal e il ricordo di Marilyn Monroe

La cerimonia ha visto anche l’intervento di Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria del concorso, che ha introdotto la collega definendola una figura fondamentale e ricordando titoli come «L’esorcista» e «Requiem for a Dream». Gyllenhaal ha diretto Burstyn nel cortometraggio «Flesh Impact», presentato subito dopo la consegna del premio, dove veste i panni di un’immaginaria Marilyn Monroe giunta al secolo di vita. Un’interpretazione che si collega a un reale ricordo personale: un incontro visivo in un locale notturno in cui Monroe ricambiò il suo sguardo con un cenno del capo.

L’evoluzione del ruolo delle donne e i giovani registi

In conferenza stampa l’attrice ha analizzato la trasformazione degli ambienti di lavoro nell’industria cinematografica. Dai suoi esordi, caratterizzati dalla quasi totale assenza di figure femminili nelle mansioni tecniche di regia o di ripresa, il contesto si è progressivamente modificato anche attraverso battaglie culturali, come quelle portate avanti da figure come la scomparsa Gloria Steinem. Pur non registrando ancora una piena parità numerica, la presenza delle professioniste sui set segna un costante avanzamento.

Presente al festival pure con «Place to Be» di Kornel Mundruczo, Burstyn ha concluso evidenziando il valore della collaborazione con le nuove generazioni di autori, capaci di esprimere idee autentiche prima dell’impatto con i meccanismi commerciali dei grandi studi, ribadendo come la realtà politica e sociale americana continui a offrire spunti centrali per la narrazione contemporanea.

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