Il Camerlengo è una figura chiave nella fase di passaggio tra la morte di un Papa e la fumata bianca che comporta l’elezione del nuovo Santo Padre . Il suo ruolo è cruciale per il corretto funzionamento delle strutture del Vaticano, specialmente in questi momenti di transizione: egli gestisce il processo di elezione del nuovo papa, supervisiona le questioni amministrative e autorevole legate alla “sede vacante”, e organizza le cerimonie funerarie. Nel suo ruolo di ponte tra gli aspetti spirituali e amministrativi della Chiesa, il Camerlengo deve affrontare una doppia responsabilità: quella di servire la Chiesa e quello di mantenere l’ordine e il buon governo nello stato pontificio. L’attuale uffcio è composto dal Camerlengo di Santa Romana Chiesa Em.mo e Rev.mo Sig. Card. Kevin Joseph Farrell e dal Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa S.E.R. Mons. Ilson de Jesus Montanari, Arciv. tit. di Capocilla.

La Sede Vacante
Nominato direttamente dal Papa, affianca il decano del Collegio cardinalizio nel periodo di “sede vacante”, ossia il lasso di tempo che intercorre fra la morte (o la rinuncia) del Pontefice e l’elezione del suo successore. In questo frangente, tutti i dicasteri della Curia romana – paragonabili ai ministeri di uno Stato – sospendono formalmente le proprie funzioni, e soltanto il camerlengo, insieme al decano, ne assicura l’ordinaria amministrazione.
Dal XI Secolo una figura chiave
Storicamente, la carica esiste fin dall’XI secolo, ma rimane sostanzialmente simbolica finché il Papa è in vita. Con la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (1996) di Giovanni Paolo II – aggiornato da Benedetto XVI nel 2013 – e le più recenti norme di Praedicate Evangelium (19 marzo 2022) di papa Francesco, i compiti del camerlengo sono stati definitivamente codificati. Al momento della morte del Pontefice, il suo ruolo diventa immediatamente operativo e delicatissimo.
I compiti adesso
La prima incombenza è la constatazione ufficiale del decesso: il camerlengo convoca il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, i Prelati chierici e il Segretario‑cancelliere della Camera apostolica, che redige l’atto formale di morte. Durante il rito, normalmente celebrato la stessa sera del decesso con orario stabilito dalla Santa Sede, il camerlengo dichiara la perdita della vita terrena del Papa.
Subito dopo, ha l’obbligo di sigillare lo studio e la camera privata del Pontefice con appositi sigilli papali, per custodire al sicuro documenti, corrispondenza e il celebre anello piscatorio, da distruggere in segno di interruzione del pontificato. Parallelamente, comunica ufficialmente la notizia al Cardinale vicario di Roma e al Cardinale arciprete della Basilica di San Pietro.
La continuità
Il Camerlengo prende quindi possesso del Palazzo apostolico Vaticano e, in delega o di persona, del Palazzo del Laterano e di Castel Gandolfo, garantendo la continuità amministrativa e la custodia dei luoghi simbolo del potere pontificio. In questa veste organizza anche gli aspetti logistici e cerimoniali del funerale papale, seguendo un rituale che, seppur oggi più sobrio rispetto al passato, conserva rituali precisi e antichi. Supervisiona infine l’arrivo dei cardinali di tutto il mondo a Roma per il conclave, coordinando i servizi essenziali finché non sia eletto il nuovo Pontefice.
In sintesi, il camerlengo unisce funzioni simboliche e concrete: da un lato, tiene in vita – seppur sotto forma di custodia – l’eredità del Papa defunto; dall’altro, garantisce che la Chiesa cattolica continui a operare senza vuoti di potere, fino al giorno in cui il nuovo successore di Pietro assumerà pienamente il suo ministero.
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