La vecchia mansarda di casa, quella sempre in fondo, ultimamente poco usata. La porticina rettagolare mezza nascosta da qualche scaffale di libri. Questa volta è stato come se ci chiamasse e ci chiedesse di farle di nuovo visita. Ci siamo avvicinati e oltre lo scaffale e la porticina, alcune scatole che per un po’ di tempo avevamo dimenticato. Ecco che tra un po’ di polvere e l’odore del legno invecchiato – per nulla fastidioso, anzi evocativo – hanno fatto capolino alcuni giochi da tavolo, di quelli che avevamo da bambini. Scatole di varie forme, rettangolari, piccole o grosse… e i ricordi hanno cominciato a riaffiorare nelle nostre menti.
Facendoci un po’ di spazio tra il disordine il primo che ci è capitato tra le mani è RisiKo! C’era sempre uno dei nostri cuginetti che voleva conquistare il mondo e non vedeva l’ora di prendere la sua armata di piccoli carroarmati colorati e disporla nei suoi territori. Già aveva lanciato i dadi ed era pronto a decimare le corazzate nemiche. Scoprire ogni carta obiettivo per lui era motivo di divertimento e sfida. Il lancio dei dadi era sempre accompagnato da una sensazione elettrizzante. Effettivamente RisiKo! è uno dei più leggendari giochi da tavolo e di strategia di tutti i tempi.
Ecco che un’altra scatola attira la nostra attenzione, Forza 4! A volte le partite con RisiKo! erano talmente lunghe – il gioco era stato pensato veramente bene, per intrattenere e mantenere incollati i giocatori il più a lungo possibile – che si faceva fatica a finire una partita: o era ora di cena o bisognava andare a letto. Ma c’era Forza 4 che era tanto elettrizzante quando sbrigativo e veloce. Tempo di preparazione: 1 minuto. Montavi l’impalcatura formata da tre o quattro pezzi, prendevi le pedine e con la mente dovevi correre più veloce del tuo avversario per formare una linea di 4 pedine dello stesso colore. La genialata era la forza di gravità, che veniva utilizzata per far cadere e disporre le pedine nella posizione desiderata.
Più tradizionale era il Gioco dell’Oca ed era il più semplice: il vincitore è determinato esclusivamente dalla sorte del lancio dei dadi. Ma era sempre molto divertente pensare che potevi influenzare il numero uscito dal lancio dei dadi con la sola forza della tua mente. Il gioco è formato da un percorso di caselle, alcune delle quali sono speciali ed hanno delle caratteristiche che possono farti avanzare di posizione, fermarti, indietreggiare o addirittura farti vincere immediatamente. La sorpresa e la casualità era il fattore determinante per divertirsi.
E il Non T’Arrabbiare? Mi era stato prestato da quel mio amico che abitava in montagna, nella zona del sudtirolo. Infatti questo gioco è di origine tedesca, simile al Gioco dell’Oca, ma potenziato. Sempre utilizzando dei segnalini colorati, si segue un percorso pieno di ostacoli e imprevisti, pensati proprio per scatenare una reazione nervosa e spazientire i concorrenti. E curiosamente era proprio questo il bello! Si potevano mangiare i segnalini dell’avversario e costringerlo a ricominciare daccapo. Più nervoso diventavi, più avevi voglia di rivalsa e di giocare. Ma che partite avvincenti si potevano fare e quanto a lungo si protraeva il gioco!
Per le bambine c’era anche Gira la Moda: un gioco semplice ma pieno di fastansia, che aveva il potere di trasformarti in una grande stilista di moda (che era proprio quello che volevi fare da grande!). Era formato da un disco suddiviso in anelli che si potevano ruotare. Ogni sezione aveva un capo di abbigliamento diverso e si potevano combinare la testa con i cappelli, la maglietta o il top e pantalone o gonna. Qualcuna avrebbe potuto dire: e le scarpe? Grossa pecca. In ogni caso, foglio alla mano, matita e colori, venivano sempre fuori degli outfit alla moda. Col senno di poi c’è da dire che questo gioco è stato paurosamente geniale per l’epoca: assomiglia moltissimo ad alcune app moderne che permettono di realizzare figure caricaturiali e autoritratti mescolando ogni genere di accessorio e fattezza.
Tra i tanti classici, uno spiccava per originalità: Brivido! Si trattava sempre di un gioco a persorso e a dadi, ma l’estetica era davvero affasciante. Il percorso si snodava attorno ad un castello dei fantastmi in plastica nera tridimensionale con in cima alla torretta una bara dove a seconda delle uscite dei dadi, si poteva lanciare un teschio fluorescente che scendeva nella torre e poteva ricadere in uno dei 4 quadranti attorno al castello, mettendo in difficoltà il malcapitato giocatore. Chi giungeva in cima, riusciva a chiedere la bara mettendo finalmente pace agli spiriti che infestavano il castello.
Un gioco per i più grandi era Mastermind. Di solito ci giocavano i nostri genitori perché era piuttosto complicato a prima vista. Inventato da un esperto di telecomincazioni israeliano, il gioco consiste nell’indovinare un codice nascosto a 5 cifre procedendo per tentativi. Si giocava in due, codificatore e decifratore, posti alle estremità del gioco. Il codificatore doveva inventare una combinazione di colori il più difficile da risolvere e il decifratore aveva solo un numero limitato di tentativi per riuscirci. A disposizione c’erano sempre molti pioli colorati che i più piccoli usavano più che altro per divertirsi a comporre figure colorate.
Ah eccolo, non poteva mancare, ero sicuro che era finito da qualche parte: il Monopoli. Forse il re di tutti i giochi da tavolo, era composto da un grande tabellone rettangolare con un percorso ben definito da superare, attraversando vie, viette, vicoli, imprevisti e caselle speciali che aumentavano la difficoltà del gioco. Prese le pedine e distribuite le banconote lo scopo era comprare e vendere il più possibile per mandare in bancarotta gli avversari. Anche questo gioco si contende molti primati per la lunghezza delle partite ed era sempre abitudine smettere di giocare sul più bello lasciando rigorsamente il gioco montato sul tavolo, con tutte le pedine al loro posto per riprenderlo più tardi.
E dopo questo viaggio nel passato, chi ha voglia di prendere il gioco preferito e farci di nuovo una bella partita con i propri amici?
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