Direttori e musei: Fabrizio Malachin, il Bailo e le “pazzie”

11 Aprile 2023 07:31
Direttore Fabrizio Malachin © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

Il Museo Bailo di Treviso ha appena inaugurato la mostra “Arturo Martini. I capolavori”, la più grande mai realizzata su questo artista, in esposizione fino al 30 luglio 2023. Si tratta di un evento che raduna grandi opere in marmo, bronzo, terracotta, quelle, per dirla alla Martini, “che pesano tonnellate e sembrano leggere come una piuma”, ma anche opere che rappresentano il Martini più inedito, quello della grafica, della maiolica e della pittura. Una grande sfida per l’attuale direttore, Fabrizio Malachin, in carica dal 2020, al quale abbiamo chiesto:

Quali le principali complessità e quali le più grandi soddisfazioni di questa mostra?

Una grande mostra è sempre una sfida, tanto più se l’ambizione è di esporre quelle opere in gesso, terracotta, marmo, bronzo che pesano tonnellate. Complessità quindi fisiche (si pensi ai trasporti, agli allestimenti, al percorso di mostra che risulta, per forza di cose, fortemente condizionato dagli spazi) economiche, ma anche difficoltà burocratiche. Ogni prestito ha insomma le sue “croci”. Pazzia su pazzia, il desiderio era di offrire al pubblico una monografica completa che radunasse “i capolavori” di Martini, che lo rappresentasse in ogni suo aspetto, anche attraverso opere che il pubblico solitamente non può ammirare perché in collezioni private e mai esposte prima. Una mostra, insomma, come non si vedeva da oltre cinquant’anni, dalla mostra Mazzotti-Scarpa a Santa Caterina. Era il 1967.

Mostra “Arturo Martini. I capolavori” © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

La responsabilità pubblica di una mostra così importante era e rimane alta, senza dimenticare che parliamo del più importante scultore del Novecento e del ritorno nella sua città. Un po’ di pazzia, di coraggio e, se si vuole, d’incoscienza, ma la soddisfazione è tanta. Sarà certo il pubblico a decretare se la mostra, il catalogo, la narrazione espositiva sia stata capace di onorare l’illustre concittadino, ma posso dire fin da subito che un aspetto mi ha già commosso: l’orgoglio che ha ridestato nella città, e la soddisfazione personale di aver contribuito a quel processo di valorizzazione, che a Treviso ha radici lontane, di questo straordinario artista. Martini è stato un rivoluzionario, ma allo stesso tempo poeta, romantico, sensuale, classico.

Mostra “Arturo Martini. I capolavori” © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

La sua visione come direttore dei Musei Civici di Treviso?

Credo fortemente nella necessità di valorizzare il patrimonio museale, di progettare eventi e mostre che abbiano come presupposto attirare l’attenzione di un vasto pubblico su quanto di bello il museo, la città e il territorio possono offrire. Le mostre costano tanto in termini economici, di studio e di fatica: pensare che il loro effetto svanisca completamente dopo pochi mesi, alla chiusura della mostra, significa essere miopi e fuori dal tempo. Proporre la mostra di Antonio Canova, di Paris Bordon e ora di Arturo Martini si pone invece in questa logica: chiunque può tornare nella Marca per conoscere le opere qui conservate di questi artisti anche a conclusione delle varie esposizioni. Vendiamo il nostro Prosecco, non lo Champagne altrui, questo è il mio motto! Molto si è fatto, ma molto resta ancora da fare nel campo della valorizzazione. Contiamo di affezionare e alleare attorno ai nostri progetti sempre nuovi partner, anche privati. Fare cultura di qualità significa far fare un salto di qualità al territorio in termini turistici, economici, d’immagine e di reputazione.

Mostra “Arturo Martini. I capolavori” © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

Le nuove tecnologie: quanto sono applicate nei Musei Civici di Treviso?

Le nuove tecnologie sono fondamentali, soprattutto per attirare il nuovo pubblico e incontrare il favore di un pubblico internazionale. In questo ambito abbiamo molto terreno da recuperare, ma siamo sulla buona strada. Alla presenza sui social e sui vari siti, abbiamo parallelamente dedicato attenzione alla digitalizzazione del patrimonio, alla creazione di applicazioni, a vari altri strumenti esperienziali. Un settore che potrà darci molte soddisfazioni, ma anche una necessità per diventare sempre più appetibili.

Mostra “Arturo Martini. I capolavori” © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

Formare e coinvolgere i piccoli visitatori: quanto è importante?

L’attenzione al proprio pubblico di riferimento è una necessità per tutti gli istituti, e per un museo di territorio ancor di più. Per alcuni aspetti le nostre raccolte si prestano poi a un racconto didattico, penso all’archeologia, ma anche a quelle sezioni che raccontano Treviso, l’urbs picta per esempio, o i suoi protagonisti nella storia e nell’arte. Alla didattica riserviamo pertanto molta attenzione. Ci stiamo rinnovando nell’offerta, sia per la necessità di riacquisire “quote di mercato” dopo la pandemia, sia perché da poco abbiamo attivato un parternariato privato che mira proprio a sviluppare questo settore. Le mostre sono poi l’occasione per offrire laboratori, visite guidate e eventi esperianziali nuovi. Penso, ad esempio, alle visite teatralizzate, alle cene al museo, ai concerti, alle tante occasioni che fanno diventare un museo vivo, parlante, familiare per tutti.

Mostra “Arturo Martini. I capolavori” © Marco Sartori (marcosartoriphoto.net)

Come si immagina il futuro dei Musei Civici di Treviso?

I nostri musei sono ricchi, rinnovati e accoglienti. Spetta a noi riempirli di contenuti e mantenerli attrattivi. In questo senso, il mio sogno è che il museo cresca nell’offerta, valorizzando le raccolte, ma contestualmente che diventi moderno e “di moda”. Una sorta di piazza della città dove si entra con consuetudine, per vedere un’opera, per partecipare ad un evento, per consultare un libro, o anche solo per sostare in una sala espositiva e abbeverarsi di cultura, o magari per sedersi a bere un tè nei nostri chiostri, immersi in tanta bellezza.

Se trovi interessanti i nostri contenuti iscriviti al Club (è gratis)

ExtraClub

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Nome
Privacy(Obbligatorio)

Elena Ferrarese

Elena Ferrarese

Giornalista altoatesina di nascita, veneziana nel cuore e, al momento, bassanese, è appassionata di jazz, di arte, di viaggi e di luoghi dove il tempo si è fermato. Si occupa, da libera professionista, di storie belle, notizie culturali, ufficio stampa, social media, scegliendo ogni giorno con grande cura, passione e dedizione (come direbbe Alda Merini) le parole da non dire. Sulla scrivania, quando scrive un articolo, non possono mai mancare il dizionario dei sinonimi e dei contrari, una moka di caffè, un pezzo di cioccolata e una tisana alla valeriana.