Corrado, Mike Bongiorno, Enzo Tortora e Pippo Baudo: un’immagine che racconta decenni di televisione campeggia al Teatro delle Vittorie dove è stata allestita la camera ardente: è l’addio a Baudo ed è così che quell’epoca – fatta di Fantastico, Cuccarini, Parisi – si conclude davvero. «Erano 4 grandi» l’analisi è di Bruno Vespa, uno che di Rai e tv se ne intende. Il giornalista in questi giorni è a Cortina e ci offre il suo ritratto del Pippo nazionale.
«Erano quattro grandi – ha rimarcato partecipando al talk con il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, organizzato da Una Montagna di Libri – e con Baudo se ne va l’ultimo dei grandi». Poi cita Fiorello «che sarà ricordato pure lui ma intanto se ne va un certo pezzo di storia italiana».
Nazional-popolare, ma con orgoglio
Negli anni ’80 l’allora presidente della Rai, Sergio Manca, lo accusò di fare una TV “nazional-popolare”. Un giudizio che ferì Baudo: pare che pianse per quell’offesa ma, rispondendo a tono, avrebbe detto allora “farò una TV regionale e impopolare”; ma era «in realtà il più grande complimento che potesse ricevere. La TV, soprattutto Rai Uno, deve essere nazional-popolare».

Un maestro della comunicazione
Bruno Vespa sottolinea come Baudo sia stato un punto di riferimento assoluto per il linguaggio televisivo:«mi sono sempre posto il tema di farmi capire dalla fascia più alta e dalla più bassa degli ascoltatori. Baudo in questo era maestro. E un grandissimo talent scout, capace di intuire le potenzialità di tantissime persone».
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La frattura e la riconciliazione
Il rapporto tra Vespa e Baudo ha vissuto anche momenti difficili. «Lui era venuto un sacco di volte a Porta a Porta. Nel 2011, durante un ciclo di prime serate per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ebbe uno scontro durissimo con il mio braccio destro e per anni restò una frattura». Ma poi arrivò la pace: «Nel 2015 lo chiamai per i suoi 80 anni per sapere come potevamo celebrarlo e lui mi disse: questa telefonata è il regalo più bello, perché ricompone una ferita».
La sofferenza per il silenzio televisivo
All’invito però Baudo rispose con un diniego: «non posso venire a Porta a Porta perchè sono disoccupato cosa vengo a raccontarti? Non posso parlare del futuro. Dovrei parlare solo del passato. Lui ha sofferto molto il periodo che non riusciva a lavorare: si sentiva abbandonato dalla Rai».
Un pezzo d’Italia che non c’è più
Pippo Baudo lascia un vuoto che va oltre la TV: «resta un pezzo di anni belli di un’Italia che non c’è più e che in parte rimpiangiamo. Da lui dobbiamo imparare la capacità di comunicare e di essere in sintonia con il pubblico».
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