Bruno Vespa ricorda Pippo Baudo da Cortina: addio all’ultimo dei grandi

21 Agosto 2025 00:11
Pippo Baudo posa davanti ad una delle prime telecamere (Ph courtesy Ufficio Stampa Rai)
Pippo Baudo posa davanti ad una delle prime telecamere (Ph courtesy Ufficio Stampa Rai)

Corrado, Mike Bongiorno, Enzo Tortora e Pippo Baudo: un’immagine che racconta decenni di televisione campeggia al Teatro delle Vittorie dove è stata allestita la camera ardente: è l’addio a Baudo ed è così che quell’epoca – fatta di Fantastico, Cuccarini, Parisi – si conclude davvero. «Erano 4 grandi» l’analisi è di Bruno Vespa, uno che di Rai e tv se ne intende. Il giornalista in questi giorni è a Cortina e ci offre il suo ritratto del Pippo nazionale.

«Erano quattro grandi – ha rimarcato partecipando al talk con il direttore del Corriere del Veneto Alessandro Russello, organizzato da Una Montagna di Libri – e con Baudo se ne va l’ultimo dei grandi». Poi cita Fiorello «che sarà ricordato pure lui ma intanto se ne va un certo pezzo di storia italiana».

Nazional-popolare, ma con orgoglio

Negli anni ’80 l’allora presidente della Rai, Sergio Manca, lo accusò di fare una TV “nazional-popolare”. Un giudizio che ferì Baudo: pare che pianse per quell’offesa ma, rispondendo a tono, avrebbe detto allora “farò una TV regionale e impopolare”; ma era «in realtà il più grande complimento che potesse ricevere. La TV, soprattutto Rai Uno, deve essere nazional-popolare».

Bruno_Vespa International Journalism Festival via wikimedia
Il giornalista Bruno Vespa (ph International Journalism Festival via Wikimedia)

Un maestro della comunicazione

Bruno Vespa sottolinea come Baudo sia stato un punto di riferimento assoluto per il linguaggio televisivo:«mi sono sempre posto il tema di farmi capire dalla fascia più alta e dalla più bassa degli ascoltatori. Baudo in questo era maestro. E un grandissimo talent scout, capace di intuire le potenzialità di tantissime persone».

Con tredici edizioni condotte, il Festival di Sanremo rimane il suo palcoscenico più iconico.

 

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La frattura e la riconciliazione

Il rapporto tra Vespa e Baudo ha vissuto anche momenti difficili. «Lui era venuto un sacco di volte a Porta a Porta. Nel 2011, durante un ciclo di prime serate per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ebbe uno scontro durissimo con il mio braccio destro e per anni restò una frattura». Ma poi arrivò la pace: «Nel 2015 lo chiamai per i suoi 80 anni per sapere come potevamo celebrarlo e lui mi disse: questa telefonata è il regalo più bello, perché ricompone una ferita».

La sofferenza per il silenzio televisivo

All’invito però Baudo rispose con un diniego: «non posso venire a Porta a Porta perchè sono disoccupato cosa vengo a raccontarti? Non posso parlare del futuro. Dovrei parlare solo del passato. Lui ha sofferto molto il periodo che non riusciva a lavorare: si sentiva abbandonato dalla Rai».

Un pezzo d’Italia che non c’è più

Pippo Baudo lascia un vuoto che va oltre la TV: «resta un pezzo di anni belli di un’Italia che non c’è più e che in parte rimpiangiamo. Da lui dobbiamo imparare la capacità di comunicare e di essere in sintonia con il pubblico».

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Daniele Belli Pajar

Daniele Belli Pajar

E' il Direttore Responsabile del giornale sia nella versione cartacea che online. Cura e coordina i contenuti. E' responsabile dei Progetti Speciali.