Cosa spinge il pubblico a commuoversi davanti al ritorno dei Gallagher?
- Il documentario presentato fuori concorso a Venezia (e li anche Noel piangeva)
- Il percorso personale tra Noel e Liam verso il perdono
- Il film: dalle prove al tour 2025
- Il rientro del chitarrista Bonehead nella formazione
Il tema è ricorrente: perché chi va a vedere il film sulla reunion degli Oasis, piange a dirotto, e senza nemmeno sapere il perché? Amore? Emozione? Commozione? La domanda è diventata d’attualità fin dalla anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia, tra la Sala Grande, il Palazzo del Casinò, e pure il PalaBiennale. All’uscita delle sale più di qualcuno ha riportato di volti benevolmente “sfigurati” dalle lacrime scese copiose. E alla presentazione anche Noel è stato ritratto che piangeva. Avendocelo sotto mano, la questione l’ho prontamente sollevata all’ideatore del film. Lui è Steven Knight, sceneggiatore, produttore e regista con all’attivo candidature ai BAFTA e agli Oscar (Peaky Blinders, A Thousand Blows). E così ha spiegato: molto probabilmente a commuovere le persone che guardano il film “è il viaggio verso il perdono tra i due fratelli”. Su questa analisi concordano anche i due registi del film Dylan Southern e Will Lovelace (Shut Up and Play the Hits, Meet Me in the Bathroom).
Dal silenzio del 2009 alla Mostra di Venezia
Va detto: fino alla epica rottura del duo nel 2009, poco prima di un concerto a Parigi (la gente era già sotto il palco), i due non si sono mai trattenuti nel dirsene. Poi il silenzio: i due non si sono più parlati per anni. Nel frattempo sono nati i progetti da solisti: entrambi abbastanza irricevibili. E oggi, la reunion. Ma… non è detto che i Gallagher non tornino a fare i Gallagher e possano tornare ad insultarsi. Tutto – anche vedendo il film – sembra in mano alla capacità di sopportazione di Noel: quello calmo, quello tranquillo, quello oganizzato, quello che ha scritto praticamente tutti i testi degli Oasis.Tutte cose che i fan veri già sanno.

La presentazione a Venezia, fan in delirio
Fatto sta che il film, presentato fuori concorso a Venezia, è stato accolto molto bene. Fanbase in delirio, caccia ai Gallagher a Venezia, lacrime e urla per un Red Carpet al Lido travolto da migliaia persone. Chi si aspettava interviste rivelatorie è rimasto deluso: i due sono arrivati alle due del pomeriggio a Venezia per un veloce shooting e zero battute. Alle 21.15 redcarpet abbastanza veloce e poi fuck a tutti (ci torneremo tra un attimo su questa parola). Perché a parlare è giusto che sia il film. Oltre 120 minuti dove tanto si piange ma tanto si ride; l’accento di Manchester si sente – nel film in lingua originale – e a non pochi è sfuggito il termine più amato dai due fratelli – fuck di qua, fuck di là – una parola presentissima nel dialogo dell’uno e dell’altro (più Liam forse).
Il prodotto di un’alchimia e il ritorno di Bonehead
Cosa si può dire? Che gli Oasis sono il prododtto di un’ alchimia (ma lo erano anche i Queen, tanto per stare nel Regno Unito). Da soli i fratelli hanno fatto ben poco. Ma quando invece sono assieme ecco che da un turbinio di stelle quasi disneyano (il film uscirà dopo le sale proprio su Disney+) ecco materializzarsi gli Oasis. La ricetta? Mettete su un palco l’esuberanza dominante da King dello stage di Liam, (imperdibile la scena di quasi santità quando lui si poggia sulla testa il fido tamburello che, grazie ad un provvidenziale sole sullo sfondo ledwall, sembra diventare un’aureola), montate poi tutto con la genialità composta di Noel che scrive, suona, canta e coordina. Infine ricordiamoci del terzo Oasis: il chitarrista Paul Benjamin Arthurs, per tutti Bonehead, che nel 1999 era uscito dal gruppo. Dicono i Gallagher: “da quando te ne sei andato abbiamo sempre ricercato il tuo sound” probabilmente senza mai ritrovarlo. Per la reunion Bonehead è tornato.

Liam e quello strano modo di cantare (è tornato)
Il film è senza dubbio un racconto emozionale di quello che è stato il più grande evento musicale del 2025: si vedono i dettagli delle sei settimane di prove in un capannone con in prima linea Noel che dirige il lavoro. Si vede Liam che fa Liam: va e viene quando vuole, fa girare le scatole un po’ a tutti. Ma che, dopo un piccolo rodaggio, torna quello del ’96; ed eccola la posa unica: le braccia dietro la schiena, le spalle inarcate da sotto e il suo labbro superiore posato sulla capsula del microfono: “how many special people change? How many lives are livin’ strange?” (Champage Supernova). E ancora momenti di backstage, palco, sensazioni di fan nel mondo, oltre ad una serie di interviste dei due, di nuovo assieme, dopo più di 25 anni. Un lavoro di archivio pazzesco. Un taglia e cuci tra nuovo e vecchio quasi esaltante. E quell’immagine… Liam che stringe la mano al fratello mentre salgono su ogni palco. Niente abbracci: ma solo una mano stretta, sollevata al cielo. Come in un incontro di boxe: che dice chi ha vinto.
Il segreto delle lacrime? Non c’è nostalgia
Ma la chiave del film, che sfoggia un editing eccezionale, è l’analisi del profondo impatto emotivo di questa reunion che, a ben vedere, non ha nulla di nostalgico: è come un nastro messo in pausa, in un giorno a caso degli anni ’90, e che oggi ritorna a scorrere. Fateci caso: ci sono fan degli Oasis, in tutto il mondo, che non li avevano mai visti assieme, mai visti dal vivo, mai visti in uno show in tv live, prima del tour del 2025. Eppure sono fan giovani ma accaniti così come lo sono quelli – oggi adulti – che probabilmente avevano comprato, appena uscita, la loro copia di What’s the story (morning glory) in vinile, o in cd, o in cassetta. Ed ecco qui dove sta il segreto dei volti segnati dalle lacrime. Il film del trio Knight Southern Lovelace tocca delle corde dell’animo rimaste per anni sopite o, nel caso dei fan più giovani, mai svegliate. La musica regala emeozioni che fanno giri immensi e poi ritornano.
“Don’t look back in anger”
E la speranza di un mondo migliore – all’inizio del film c’è una stoccata politica al duo Trump Putin – passa dal messaggio che è racchiuso nel titolo del film e nel più grande successo degli Oasis: “don’t look back in anger”.
È probabile che finché Noel reggerà l’esuberanza di Liam gli Oasis continueranno ad esserci. Dice Liam “sembra che me ne fotto ma in realtà mi frega di questa cosa, me ne frega così tanto che convinco tutti che me ne fotto”.
(Risate)
DBP
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