Scegliere di vivere a Venezia? Quattro storie dal Corriere

16 Novembre 2019 13:03

A Venezia si sta ancora a mollo. Sul Corriere della Sera l’inviato Francesco Battistini è andato cercare alcune storie di persone che  innamorate di Venezia hanno trovato una ragione di essere nella città (anche con qualche incertezza).  C’è Alice universitaria di Treviso che si laureerà probabilmente appena finita l’emergenza (Ca’ Foscari le ha rinviato discussione e proclamazione a data da destinarsi) . Nel frattempo Alice aiuta a spalare ed asciugare la dove serve. C’è un gruppo di volontari coordinato attraverso whatsapp: arriva un messaggino e chi può imbraccia il secchio e si da da fare. Ad esempio alla Fondazione Bevilacqua La Masa: i libri, si sa, l’acqua non la amano. «Voglio vivere a Venezia e restituirle qualcosa» dice Alice.

Hama vive a Venezia dal 1996. Fa le maschere. Faceva lo scultore, il pittore, a Kirkuk in Iraq. Poi l’asilo politico in Italia e il negozio in calle de la Chiesa: tra centinaia di ‘volti’ (600 se ne sono andati in un colpo solo, grazie alla marea) c’è appeso al muro un articolo del New York Times che racconta la sua storia. All’ingresso del laboratorio invece un asse di legno blocca la porta, e anche la marea, quando è normale: sopra è c’è la scritta “Mose”: sens of humor curdo…

La Toletta a Venezia è sicuramente la più nota tra le librerie veneziane. Anche li l’acqua è arrivata. Libri spazzati via. Vale la pena restare? Per Giovanni Pellizzato (prima c’era il papà) «ora più di prima. Purché la politica nazionale s’arrenda al suo fallimento. E a governare Venezia, come chiedeva Montanelli, arrivi un’autorità internazionale. E come una guerra, e il mondo deve proteggerci».

Lo squero di San Trovaso è li da quattro secoli e Alberto Dalla Toffola, figlio di Mastro Lollo, ha passato due giorni in barca a recuperare in acqua una trentina d’assi d’olmo e di mogano, costose, che gli servono a costruire le gondole. «Perché gli alberi non sono più come una volta, andiamo a prenderli in Slovenia, ed è comunque difficile trovarli giusti. Siamo qui a San Trovaso dal ‘600.Facciamo tutto a mano: segare, piallare,montare, intagliare. Una gondola è fatta di 28o pezzi, tre-quattro mesi di lavoro, sette tipi di legno: “Io volevo fare il meccanico: mi chiedo se ho fatto bene a venire da mio papà”…

 

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Daniele Belli Pajar

Daniele Belli Pajar

E' il Direttore Responsabile del giornale sia nella versione cartacea che online. Cura e coordina i contenuti. E' responsabile dei Progetti Speciali.