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Se il Ponte di Bassano potesse parlare… 5 curiosità sul Monumento restituito alla città del Grappa

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Da maggio c’è un motivo in più per andare a visitare la città di Bassano del Grappa, uno dei borghi più belli d’Italia: il suo celebre ponte di legno, il Ponte Vecchio (per molti, Ponte degli Alpini, per altri Ponte di Palladio o semplicemente Ponte di Bassano) è stato restituito alla città in tutta la sua bellezza, dopo un lungo e discusso restauro.

Non è un ponte dove attaccare lucchetti (nessun ponte lo è, in verità). È il ponte delle strette di mano, dei “bacin d’amor”, come recita la famosa canzone, degli addii, dei mazzetti di fiori lasciati in ricordo, delle foto degli sposi, dei canti degli alpini, dell’aperitivo “mezzo e mezzo” alla storica Grapperia Nardini, la più antica distilleria d’Italia, che si trova proprio all’ingresso del Ponte.

Distrutto e ricostruito innumerevoli volte a causa di inondazioni e guerre dall’inizio del XIII secolo, e riprogettato da Andrea Palladio nel 1570, il Ponte Vecchio è stato dichiarato Monumento Nazionale dal 2019. Molto della sua storia, ma anche del suo ruolo e del suo mito, si potrà conoscere visitando la mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia, mito”, in programma dal 29 maggio ai Musei Civici di Bassano, prima importante iniziativa per festeggiare la fine del restauro del Ponte, che verrà inaugurato ufficialmente il 3 ottobre.

Ma se il Ponte di Bassano potesse parlare, racconterebbe anche che…

UNO – È il Ponte della passione

§ Il Ponte Vecchio visto da via Macello, durante il restauro (MarcoSartoriPhoto)

Una leggenda per romantici narra che coloro che si baceranno sopra questo ponte non si lasceranno mai. Difficile stabilire quanto ci sia di vero. Ma una cosa è certa: era usanza (ce lo conferma anche Giuseppe Rugolo, presidente dell’Associazione Nazionale Alpini sezione Montegrappa, che ha sede quasi sopra il Ponte) che gli innamorati affidassero le proprie speranze al Ponte Vecchio attraverso dei bigliettini che venivano infilati tra le fessure meno visibili del manufatto palladiano. Ricomparirà questo rito ora, dopo il restauro?


DUE – È anche il Ponte dei Santi

§ Cappella di Sant’Antonio, Chiesa di San Donato (MarcoSartoriPhoto)

Racconta Lorenzo Manfrè nel suo libro, tra storia e leggende,  “Sul Ponte di Bassano”, che «un mattino d’aprile del 1221 un umile frate fu visto transitare sul ponte ed alzare appena gli occhi a guardare l’incanto del luogo sotto il sole di primavera. Quel frate era Francesco, il poverello di Assisi, e si recava nella vicina chiesetta di San Donato per incontrarsi con Ezzelino II». E che anche «Sant’Antonio di Padova (a Bassano per “illuminare” il cuore di Ezzelino IV il Tiranno) lasciò sul ponte le impronte dei suoi umili calzari».

TRE – Le ferite del Ponte sono ancora aperte

§ Fori in Grapperia Nardini (MarcoSartoriPhoto)

Quando venite in visita a Bassano, fermatevi sul Ponte, giratevi verso la facciata della Grapperia Nardini: noterete la parete bucherellata. Non sono i segni delle due Guerre Mondiali, delle quali il Ponte degli Alpini ha avuto comunque un ruolo strategico, ma sono ancora i fori dei pallettoni francesi, quelli risalenti alla Battaglia di Bassano del 1796 fra l’Armata d’Italia francese, al comando del generale Napoleone Bonaparte, e l’esercito austriaco, le cui truppe furono sbaragliate.


QUATTRO – Quando il Ponte è rimasto all’asciutto

§ Ricostruzione ipotetica ponte visconteo di G. Fasolo

Potreste mai immaginare il Ponte Vecchio non accarezzato (e spesso anche schiaffeggiato) dalle acque del fiume Brenta? Eppure è successo. Per opera di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano che, in guerra con i Carraresi, nel 1402 sembrò cercare di deviare il corso del fiume per privare Padova dei suoi traffici e delle sue difese costruendo a un centinaio di metri dal Ponte Vecchio un nuovo ponte in pietra che, chiudendo le sue porte in legno, diventava una diga per dirottare il fiume verso Sandrigo. Il Ponte di Bassano è rimasto all’asciutto per due anni, fino all’arrivo della Serenissima che fece distruggere il nuovo ponte, d’intralcio ai traffici commerciali veneziani.


CINQUE – Si vede ancora bene che è “figlio” del Palladio

§ Ricostruzione post bellica, foto da mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, storia, mito”

Cos’è rimasto della firma del suo celebre architetto, dopo che il Ponte di Bassano è crollato ed è stato ricostruito almeno una decina di volte? Innanzitutto, dal XVI secolo ad oggi la sua linea non è cambiata (era solo un bel po’ incurvata prima del restauro). E non sono state modificate nemmeno le sue quattro stilate lignee, a sorreggere le cinque campate, e la caratteristica copertura a capanna, corredata ora anche da una nuova suggestiva illuminazione, donata dall’Associazione Nazionale Alpini.

Le manifestazioni che si svolgeranno da fine maggio al 3 ottobre per celebrare degnamente l’importante momento storico del restauro saranno tantissime. A dare il “la” sarà il concerto “Un Ponte di Musica – Omaggio a Morricone”, con il flautista Andrea Griminelli, l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana e il Coro lirico Opera House diretti dal maestro Diego Basso, il 29 maggio alle 19 direttamente sul Ponte. Ma il Ponte sarà la “quinta” anche di altri eventi: una maratona pianistica, la danza aerea, una cena di beneficienza, una sfilata a cura dell’Associazione Oncologica San Bassiano, fino alla cerimonia di inaugurazione alla presenza delle autorità del 3 ottobre, quando l’Orchestra di Padova e del Veneto eseguirà “Musica sull’acqua e Musica per i reali fuochi d’artificio”, e il fiume rifletterà tutti i colori della rinascita (tutti gli eventi QUI)