Venezia è deserta. Ecco la proposta: uno studio ecologico che valuti l’ambiente in assenza di turisti

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Venezia è deserta Canal Grande
Venezia è deserta

Venezia è deserta, quale miglior momento per eseguire uno studio ecologico dei suoi parametri ambientali? Proprio adesso che i turisti non ci sono, proprio ora che le attività sono ferme per il lockdown. E’ l’idea de “La Salsola. Gruppo per la Salvaguardia dell’Ambiente.”

Il momento sembra favorevole, Venezia è deserta, l’emergenza coronavirus è appena entrata nella fase 2. Si rinnova l’invito a procedere con uno studio che metta in risalto le condizioni della città. Specialmente confrontandole con i dati precedenti. Cioè quelli in stato di normalità, con le attività a pieno ritmo, turisti in soggiorno e navi da crociera che lambiscono le coste.

“Ci siamo permessi di avanzare questa proposta”, spiega Giuseppe Sartori, biologo e vicepresidente dell’associazione. “Riteniamo che questo momento sia davvero unico, seppur tragico, per tutto il paese, in particolare per Venezia”. I dati che potrebbero essere raccolti oggi infatti, potrebbero spiegare quanti costi si accolla il cittadino, riferiti al turismo. Si vuole infatti mettere in correlazione turismo e raccolta dei rifiuti, come “ormai tutta la cittadinanza ha capito”.

L’allarme infatti arriva dalla situazione delle barene in laguna, anche in prossimità di Campalto. La quantità di rifiuti solidi che vi si deposita è impressionante. Con questa proposta non si punta il dito contro il turismo, che è ovviamente considerato una risorsa imprescindibile. Si vuole puntare invece su una gestione più oculata, che va coltivata con molta cura.

Ci sono molti dati che sono importanti al fine di ottenere una corretta situazione monitorata. Si parla della misurazione della riduzione dei rifiuti solidi urbani, del consumo di acqua potabile, dell’inquinamento delle acque reflue nei sistemi di depurazione e della densità delle polveri sottili nell’aria.

A proposito della situazione delle acque, in particolare di Venezia, abbiamo visto tutti, qui, il risultato “a sole due settimane” dal lockdown. E non va dimenticata l’alta densità delle polveri sottili, che ha tenuto sotto scacco tutta la stagione invernale dello scorso anno, in tutto il Veneto.

Ma perché il nome la Salsola? Il riferimento va alle Salsole, piante erbacee barenicole espressione dell’antico legame che aveva la fabbricazione del vetro artistico di Venezia-Murano con l’ambiente lagunare. Un legame unico, tanto che la Serenissima Repubblica di Venezia aveva dato particolari “istruzioni” per la raccolta di queste piante. La loro particolarità è la loro possibilità di crescere su terreni molto basici, salmastri, tossici per altre piante.

Il gruppo nasce nel 1989 da un gruppo di cittadini di Campalto. Si definisce “un centro permanente di vita associativa senza scopo di lucro, a carattere volontario” che ha ragionevolmente a cuore la salvaguardia dell’ambiente lagunare.

L’appello arriva in concomitanza con un accordo tra Arpav e la Guardia Costiera. L’obiettivo della collaborazione tra i due enti è la tutela del mare in Veneto ed è stato siglato per 7 anni. Il Protocollo, si legge nel comunicato stampa, è sottoscritto dal Direttore Generale di ARPAV, dott. Luca Marchesi e dal Direttore Marittimo del Veneto Contrammiraglio Piero Pellizzari. L’attività prevede circa 5000 ore di navigazione per attività di rilevamento fino a 12 miglia nautiche dalla costa.