Mostra del Cinema di Venezia sarà un laboratorio in tempi di coronavirus, già oggi si lavora per simulare le giornate tipo

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La Mostra del Cinema di Venezia sarà un grande laboratorio: si lavora già oggi per simulare quelle che saranno le giornate tipo in tempi di coronavirus. “Ci siamo dati una deadline a fine maggio e vogliamo a tutti i costi essere pronti” spiega oggi Roberto Cicutto, Presidente della Biennale di Venezia. Tra Ca’ Giustinian e i Lido il team della Biennale è al lavoro. Vengono fatte delle simulazioni su come potrebbe essere una giornata tipo della Mostra in tempi di restrizioni. Il sistema dovrà trovare la quadra con i produttori e gli staff. Va detto che la logistica di un evento come la Mostra del Cinema è molto complesso già in situazioni normali. Immaginatevi con le restrizioni legate al Coronavirus.

La Mostra del Cinema si svolge in un contesto che ha l’opportunità di essere blindato al 100%. Il Lido è un isola, gli accessi possono essere controllati e in loco si può arrivare in aereo, in elicottero e in barca. “Credo che il festival debba godere di una ‘extraterritorialità’ e Venezia potrà essere un grande laboratorio”.

La Mostra cambia pelle

La Mostra di Venezia pare destinata a cambiare pelle. “I festival hanno avuto un ruolo importante per la valorizzazione degli artisti e dell’industria cinematografica, ma oggi chi viene a Venezia deve ritornare all’idea di promuovere il valore dei film, non gli effetti rispetto all’uscita in sala”. “Anche gli altri festival dovranno scegliere i contenuti e la promozione del valore culturale, tutto il resto dovrà farlo l’industria cinematografica” ha ricordato Cicutto.

“La contingenza ci ha costretto a compattare tutte discipline, e questo compattamento lo vedo come un segnale di qualcosa su cui come Biennale stiamo ragionando, di dare maggiore flessibilità e dialogo tra le discipline e continuità nella presenza dei contenuti”.

Il ruolo chiave dell’Asac

In questo, un ruolo lo avrà l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, l’Asac: creatura carissima al precedente Presidente Baratta. Il futuro della Biennale? “Vorrei che diventasse la ‘Davos’ delle arti contemporanee, il Mit della ricerca delle arti contemporanee, dove le persone che più hanno da dire trovino casa. Deve diventare un’officina in cui si costruiscono mostre, contenuti che rimangono, si allargano e si approfondiscono. E questo non può che avvenire con residenze temporanee di artisti”. Anche QUI puoi leggere il pezzo sul nuovo calendario della Biennale

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