Aerei e aeroporti: per la Iata a rischio molti posti di lavoro, 25 milioni (in Italia lavoriamo in 23 milioni)

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Iata voli e posti di lavoro a rischio da Venezia a tutto il mondo
Iata voli e posti di lavoro a rischio da Venezia a tutto il mondo

Aerei e aeroporti: per la Iata a rischio molti posti di lavoro. Ma cos’è la la Iata? E perchè sono a rischio 25 milioni persone che potrebbero perdere il lavoro? In Italia i tre principali scali, a vocazione internazionale, in Italia, sono Roma, Milano e Venezia. Come i loro confratelli nazionali ed i cugini mondiali rischiano grosso.

Fino ad ora, per i più, Iata non erano altro che i codici identificativi degli scali: ad esempio il codice Iata di Venezia é VCE (compare su tutti i biglietti che comprate).

Ora però, anche la Iata, impareremo a conoscerla: é la International Air Transport Association. L’associazione che riunisce oltre 260 compagnie aeree in 100 paesi del mondo e che ora è in pieno panico da lockdown per Coronavirus. Con un comunicato stampa l’amministratore delegato, già ex Ceo di Air France, Alexandre de Juniac, ha dipinto una situazione drammatica per i voli aerei.

Il Coronavirus potrebbe bruciare 61 miliardi di dollari dalle casse delle compagnie in un solo trimestre (il prossimo che va da Aprile a giugno). “La domanda è in caduta libera. In tutto il mondo è in calo del 70% rispetto allo scorso anno, il 90% in Europa. E potrebbe anche peggiorare” ha detto, ricordando che circa 65. 5 milioni di posti di lavoro sono collegati all’aviazione. Se gli aerei non volano molti di questi lavori scompaiono”.

“La nostra stima – prosegue – è che i posti di lavoro di circa 25 milioni di persone siano a rischio fino a quando il settore dell’aviazione non tornerà a funzionare” precisando che 25 milioni di persone “sono pari – circa – all’intera forza lavoro italiana”. Su questo passaggio l’Istat ci ricorda che nel 2019 i lavoratori in Italia erano 23 milioni.

Ma torniamo a noi. I voli nel mondo comunque non sono a zero: se guardate su flightradar24 potete osservare che i cieli del mondo sono ancora ben trafficati sopratutto da voli cargo, compagnie che comunque non hanno azzerato le tratte e molti voli privati. Ma non basta per tenere in piedi un settore che spesso vive con bilanci strizzati al limite oppure beatamente in passivo perenne.

La ripartenza, quando avverrà, sarà comunque complicata. Aerei fermi significa: manutenzione da fare e certificazioni scadute (saranno prorogate?). Lo stesso può valere per i piloti che ovviamente non volano e non si esercitano. Anche per questo aerei per Iata a rischio posti di lavoro.

Ma il problema più grande sarà lo screening dei passeggeri. Il Ceo di Iata sottolinea che dopo 20 anni si stanno pagando ancora delle cavolate fatte dopo l’attentato alle Twin Tower: “non vogliamo ripetere gli errori commessi dopo l’11 settembre quando molti nuovi processi sono stati imposti in modo non coordinato”. Un caos che, a quanto pare, risulta ancora non risolto.

“Alla fine della crisi della SARS – ricorda de Juniac – lo screening della temperatura è stato un fattore chiave per riportare il settore – aereo – alla normalità. Dobbiamo trovare un processo equivalente a cui poterci affidare. L’obiettivo a cui dobbiamo puntare è un insieme efficace di pratiche standard che possono essere implementate a livello globale”.