Dipinti, ceramiche e paraventi orientali: l’Europa innamorata del Giappone in una mostra a Rovigo

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Dove e quando nasce la nostra passione per l’arte e l’immaginario giapponese? Quali sono le radici che hanno portato attraverso gli anni a farci appassionare sempre di più al mondo e alla cultura orientale, fino a renderla una presenza in alcuni casi quasi quotidiana? Abbiamo a disposizione ancora qualche giorno per scoprirlo, visitando la mostra GIAPPONISMO. Venti D’Oriente nell’arte europea. 1860 – 1915, aperta al pubblico fino al 26 gennaio 2020. Opere d’arte, quadri, xilografie, vasi in ceramica, paraventi e ventagli, ma anche manifesti, architettura e arredi verranno esposti in un programma che cercherà di spiegare come e quanto l’influenza dell’arte giapponese si sia insinuata nell’arte europea influenzando i nostri artisti occidentali in modo irreversibile, creando nuove sotto forme di stili, mischiandosi a quelli già presenti in Europa.

La mostra affianca opere giapponesi originali a quelle europee che hanno subito la loro influenza nello stile, facendo focus sul periodo 1860-1920. Nel 1871 Claude Monet dipinge La Passerella a Zaandam, facendo trasparire in questo modo i primi segni della penetrazione del japoniste in Europa. Con lui anche Edgard Degas, con la ‘Donna che disegna i suoi capelli’, è stato influenzato da questo fenomeno che aveva coinvolto la Francia fin de siècle sia a livello formale sia contenutistico, nelle industrie del bronzo, nel giardinaggio e nella carta da parati, insomma i più svariati settori artistici. Ammirando queste opere possiamo vedere come i particolari del mondo orientale si insinuano concretamente sempre di più nei contenuti degli artisti europei. Il vetraio francese Émile Gallé si lascia conquistare dai soggetti orientali e li inserisce nei suoi prestigiosi vasi: ecco il Vaso trasparente detto La Carpe del 1878.

Anche la produzione artistica e quella teatrale nella mitteleuropa (melodrammi di ispirazione giapponese: la Madame Butterfly e alla Turandot di Puccini) si mescolano assieme influenzandosi l’un altro dando alla luce manifesti pubblicitari di chiara inedita derivazione orientale. Nel 1919, ammaliato dall’oriente, Anselmo Bucci dipinge l’affascinante La Giapponese (Il Kimono). Nel caso del boemo Emil Orlik, ai fini della sua produzione e sviluppo artistico fu decisivo il suo viaggio in Giappone (1900-1901): alla mostra si potrà ammirare il suo Paesaggio con il monte Fuji, direttamente dai suoi occhi.

La mostra si dispiega idealmente seguendo le 4 grandi ondate del Giappone in Europa: quattro aree di approfondimento che attingono da eventi come la London World Fair del 1872, Le Esposizioni Universali di Parigi del 1867 e del 1878, l’Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Il vaso di pandora si aprì a Londra nel 1862, per la cura del Ministro britannico plenipotenziario di Cina e Giappone Sir Ruthford Alcock che per l’occasione prestò la sua intera collezione. L’influenza del designer inglese William Goodwin fu fondamentale per ispirare con il suo catalogo i fautori del modernismo europeo. A Parigi fu la volta delle porcellane, armature, lacche, calligrafie, paraventi, a fare loro comparsa nel padiglione giapponese dell’Esposizione Universale. Prima una vastissima collezione di stampe Ukiyo-e, (mondo fluttuante) mentre quella del 1878 fece diventare popolare il ventaglio. I colori bituminosi nel naturalismo così cedettero il passo alla luminosità giapponese. A Torino e a Roma porcellane, lacche, ceramiche e vasi in metallo, nonché paraventi e stampe e manifesti.

La mostra, curata da Francesco Parisi, è ospitata a Palazzo Roverella a Rovigo, grazie all’iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.