Design dal mondo delle alpi: la creatività raggiunge le sue vette in un’esposizione a Merano

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" Design from the Alps. Südtirol/Alto Adige-Tirol-Trentino 1919-2019", a Merano Arte fino al 12 gennaio 2020. Allestimento. (ph. Andreas Marini).

Sedute, arredi e macchine fotografiche. Prototipi di sci e autocaravan Laverda. Radio Balilla e biciclette in alluminio. Giocattoli di legno e carte in fibra di mela. E’ il variegato panorama (questa volta non alpino) che si ammira nella mostra Design from the Alps, che raggruppa tutta la creatività e l’ingegno delle aziende in ambito alpino, dal 1919 al 2019, in un secolo di storia e nel crocevia trentino-tirolese.

C’è tutto un mondo di alto design estetico e alta ingegneria dietro le spettacolari montagne e gli accoglienti hotel e pensioni che siamo abituati a visitare durante il periodo invernale ed estivo. La macroregione alpina TiroloAlto AdigeTrentino ha infatti vissuto un’evoluzione attraverso i secoli come spazio culturale tra Monaco di Baviera e Venezia da un lato e tra Vienna e Milano dall’altro. Tale spazio infatti diede i natali ad un inaspettato laboratorio di ricerche ed invenzioni tecniche e formali del tutto degno di qualsiasi altra parte d’Europa. Design from the Alps esplora per la prima volta in profondità la produzione e lo sviluppo del design moderno in questa dinamica area transfrontaliera.

Nel lungo catalogo ammiriamo, divisi fra i tre piani, oggetti e prodotti raccontano un fondovalle industriale: le celebri marmitte di Carlo Abarth e la Caproni che, con due stabilimenti nella provincia di Trento, decise, dopo la Seconda Guerra Mondiale, di spostare la produzione sui motocicli come la Capriolo Cento50. Non manca una stanza dedicata alle sedute, che ci fanno venire in mente quanto sia importante una pausa dopo una lunga passeggiata tra le montagne o una ciaspolata notturna sulla neve. C’è pure la sdraio auto costruita da Ezra Pound a Castel Fontana, sopra Merano, sua residenza dal 1958 fino al 1962.

Curioso pure il progetto industriale tutto locale della Unda che a Dobbiaco produceva la Radiorurale, un apparecchio destinato all’ascolto collettivo nel dopolavoro, a scopo propagandistico. Altre installazioni comprendono una collezione di lampade Cocoon create dai fratelli Castiglioni per Artur Eisenkeil, Dino Gavina e Cesare Cassina, che a distanza di sessant’anni sono ancora prodotte a mano e un compendio di posate, bicchieri e arredo per la tavola.

L’intento dell’esposizione – spiega Martignoni, docente di Storia del design alla Naba di Milano – è “testare il comportamento e l’attività, nell’orbita del design, di una terra dominata dalle montagne che poggiava su un contesto culturale e produttivo unitario e si era poi improvvisamente trovata, dopo la Prima guerra mondiale, su due traiettorie opposte. Nel design non si può essere nazionalisti, non ha senso”.

L’attività della zona è porosa e liquida: le storie dei protagonisti sono le più disparate. Ci sono designer autoctoni, che poi lavorano altrove: il caso più eclatante è Ettore Sottsass jr, che nel 1929 arriva a Torino con il padre e lavora a Milano, eppure si definisce sempre “trentino”; Martino Gamper, nato a Merano nel 1971, tra i nomi più importanti del design contemporaneo, vive e lavora a Londra. Allo stesso tempo vengono annoverati autori esteri come Branzi, Rehfeld, che firmano per aziende alpine.

Il progetto visitabile fino al 12 gennaio 2020, è promosso e organizzato da KUNST MERAN, MERANO ARTE in collaborazione con NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) e la Libera Università di Bolzano/Freie Universität Bozen.