Dal concerto dei Pink Floyd a Expo 2015, Marco Balich spiega sue le idee per esaltare il carattere di Venezia

Tempo di lettura: 6 minuti

Invoca pieni poteri per Venezia e sostiene la separazione da Mestre, Marco Balich da Roma, intervistato da Annalisa Chirico de Il Foglio. Dice sì al Mose e ad una gestione con un commissario straordinario che metta in primo piano Venezia, che definisce una perla rara nella storia dell’umanità e come tale va trattata: “Io sono un veicolo per esaltare l’arte altrui. Mi piace promuovere il bello del mio paese e bisogna preservare il carattere veneziano di Venezia”.

Dopo Torino 2006, Sochi 2014, Rio 2016, si è aggiudicato l’organizzazione dell’apertura di Tokyo 2020 e dopo la tragedia che ha colpito Venezia nei giorni scorsi racconta come la pensa sulla gestione della città lagunare che gli ha dato i natali. “E’ il posto dove sono nato e cresciuto, ho ancora un appartamento lì. In questi giorni, gli amici mi mandano le foto di una città devastata dall’alluvione”. Proprio a Venezia ebbe inizio la sua carriera quando era nel team organizzativo del concerto dei Pink Floyd, 1989. “Arrivarono 200 mila persone da tutto il mondo. Fu un disastro perché Venezia era troppo fragile per reggere un tale afflusso. Cadde la giunta”. Ora, “Venezia è una perla dell’umanità, non può essere abbandonata alla logica del consenso o alla tirannia dei piccoli interessi di bottega. Serve un commissario straordinario, con poteri pieni, in grado di imporsi fuori dal ricatto dei micropotentati locali”.

Capo della Balich Worldwide Shows (128 dipendenti e 115 milioni di fatturato annuo), Balich passa gran parte del tempo all’estero, “dove produciamo 1’80 per cento del fatturato. Tuttavia i nostri piedi sono ben saldi in Italia, io stesso pago le tasse qui. Quando sei fuori, ti rendi conto dell’amore che gli stranieri nutrono per le nostre bellezze artistiche e paesaggistiche. Venezia è considerata alla stregua delle Piramidi egizie, qatarini e cinesi tentano di copiarla. E’ un paradosso che il Times lanci l’allarme dell’overtourism mentre le istituzioni italiane vivono nella paura delle proteste di bar, bed & breakfast, albergatori, commercianti”.

La separazione da Mestre? “Sarebbe vantaggiosa per entrambe. La Venezia che galleggia sull’acqua va spopolandosi: fronteggia i guasti dell’acqua alta, del fondo marino, dell’ overtourism. Mestre invece è una città industriale di quasi 200 mila persone che deve investire su strade, stabilimenti, parchi e giardini. Il referendum, da tutti ignorato, è un passo concreto verso una piena assunzione di responsabilità”. E’ proprio pensando alla differenza evidente tra le due città e alla recente inondazione, che nonostante tutte le polemiche, Marco Balich pensa al Mose come “un’opera, costata oltre cinque miliardi” che va messa in funzione. “Sappiamo che una parte di quei soldi è servita per finanziare politici colpevoli di aver coperto la mala gestio. Il progetto adesso va completato. La burocrazia italiana non è diversa da quella di altri paesi ma da noi un meccanismo perverso fa sì che chi opera male non sia chiamato a rispondere”.

Su questo punto si scontra con il Sindaco Luigi Brugnaro, contrario alla separazione tra le due città: “Lui è un sindaco di terraferma: non avrebbe il potere di bloccare le grandi navi, che sono pericolose e dovrebbero restare fuori dal lido. Perché non creare un bel porto apposito?”. Per preservare l’indotto, spiega Balich con uno sguardo anche al mercato ecosostenibile, “sarebbe sufficiente che le navi si fermassero a Marghera per poi procedere su imbarcazioni di dimensioni ridotte; i mezzi in laguna poi dovrebbero convertirsi all’elettrico entro cinque anni al massimo”.

Riguardo al business Marco Balich pensa a Walt Disney o Steven Spielberg: “Se amministri bene la tua intellectual property, puoi creare enormi business. Noi italiani abbiamo un talento unico nel mettere insieme capacità di ingegno e propensione a generare profitto. Non casca il mondo se s’introduce un ticket d’ingresso di dieci euro l’anno, accessibile a tutti. Con 22 milioni di visitatori, il totale fa 220 milioni, da impiegare per raccattare la spazzatura e aiutare i pompieri. Se pure perdessi cinque milioni di turisti, il totale farebbe 170 milioni”.

Sempre al centro di elogi quanto critiche, Marco Balich soffre l’atteggiamento di invidia che pervade il nostro paese: “A me dispiace soltanto quando quando c’è accanimento senza ragionamento. Per me è motivo di orgoglio – competere a livello mondiale con una società americana e una angloaustraliana – ma in Italia c’è un’invidia endemica. In altri paesi, i connazionali di successo sono celebratissimi, da noi prevale un clima di sospetto verso chi si afferma”.

Tuttavia ammira le squadre italiane con cui lavora, come quella che curato il filmato per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: “Una ciliegina in cima a una torta a cui ha lavorato una grande squadra. Evviva l’Italia”.