Senso estetico e restauro d’avanguardia al servizio dell’arte: la BBC scopre un Botticelli originale

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Con piacere, ci risiamo: quante opere artistiche sottovalutate stanno ancora aspettando la loro rivalsa? Nasce subito in noi il bisogno di ringraziare gli esperti del restauro – sempre alla continua ricerca di tecniche d’avanguardia – e chi ha in dono la grande sensibilità estetica di poter riconoscere capolavori nascosti fra le copie.

Quella “Madonna con Bambino” stava placidamente riposando nel Cardiff, il museo nazionale del Galles. Ad accorgersi che l’opera potesse nascondere qualcosa di più è stata la grande esperienza e la curiosità del conduttore del programma “The British Lost Masterpieces” (I capolavori perduti del Regno Unito) Bendor Grosvenor, che dopo aver visto il dipinto ne rimase particolarmente colpito: “Quando vidi il dipinto per la prima volta nel museo rimasi sorpreso dalla straordinaria bellezza del volto della Madonna. Mi ricordò le opere più famose di Botticelli, e in particolare ‘La nascita di Venere’ agli Uffizi di Firenze.” Si trattava di un dono della filantropa gallese Gwendoline Elizabet Davies (1882-1951) fino ad allora considerato solamente un dipinto della bottega del Botticelli: insomma, una copia.

In accordo con il museo, il conduttore televisivo ha ottenuto di far analizzare il dipinto da un team di esperti, che grazie alle ultime tecniche di ananlisi e restauro ha potuto accertarne la reale storia e provenienza. Grazie ai raggi infrarossi, è ora possibile scandagliare con più precisione le opere d’arte, scoprendo ad esempio come in questo caso, i segni originali del disegno preparatorio nascosti sotto il dipinto definitivo. E’ stata l’analisi delle bozze, le varie cancellature e i tentativi che l’autore ha svolto per arrivare all’opera finale, che hanno permesso di identificare che si trattava proprio dello stile di lavoro del Botticelli mentre realizzava un originale, non una semplice copia.

Quel particolare cambia tutto: “E’ stato come assistere alla rinascita di un capolavoro”, ha spiegato il restauratore e storico dell’arte Simon Gillespie, mentre assisteva alla rimozione degli strati di sporco e all’analisi ‘millimetro per millimetro’ degli strati sottostanti. Il restauratore ha scoperto inoltre che l’arco che incornicia la scena è stato aggiunto agli inizi del XX secolo, suggerendo l’idea che il dipinto potesse esser stato in passato parte di un’opera più grande.

“Questa operazione ha dimostrato il ruolo cruciale che la conservazione svolge nella corretta comprensione del nostro patrimonio artistico”, afferma Adam Webster, uno dei curatori del Museo nazionale del Galles. “I risultati sono stati sorprendenti”.